Musei, i comuni scendono in campo Comuni, province e regioni tornano a lanciare la sfida allo Stato sulla gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. L'occasione sarà un grande incontro che si terrà dal 27 febbraio al primo marzo a Firenze e riunirà gli assessori alla cultura e al turismo di tutt'Italia. Il tema, Le Città della cultura, non è nuovo. Ma negli ultimi mesi il dibattito si è riacceso sull'onda della devo-lution. E nuova è comunque la grinta con cui l'Anci, l'associazione che raccoglie i comuni italiani, si appresta a scendere in campo. Sgranando cifre che legittimano rivendicazioni e pretese. Dei 3546 musei presenti nel Bel Paese, quasi la metà, il 43,8 per cento sono di proprietà comunale. E sono già nella maggioranza dei casi ricchi di tesori, ben gestiti e accoglienti, come conferma il forte incremento di visitatori registrato nel 2001: un incoraggiante 17,1 per cento che si specchia nell'aumento più contenuto, appena l'8 per cento, ottenuto dai seicento musei statali. Altrettanto ricca la dotazione di teatri. I comuni ne possiedono un significativo 38,4 per cento: 574 su 1423. E infine, argomento chiave della contesa, il forte scarto della capacità di spesa, che denuncia le difficoltà bu-rocratiche delle soprintendenze statali: nel triennio 99-2001 i residui passivi hanno superato il 64 per cento. Ad analizzare questi dati nella conferenza di presentazione del convegno, svoltasi ieri a Roma, è stato Leonardo Dominici, nella sua doppia veste di presidente dell'Anci e sindaco di Firenze, sede dell'incontro, che dovrà mettere a punto un documento programmatico contenente strategie e linee d'intervento per la valorizzazione del patrimonio culturale degli enti locali. «Il modello cui puntiamo per governare e orientale i flussi turistici ha anticipato Dominici è il potenziamento di un sistema museale capillare e diffuso, organizzato sulla messa in rete di beni e strutture e sulla capacità di sfruttare tutte le innovazioni della tecnologia, recuperare centri storici, sviluppare le attività di musei e teatri, restaurare palazzi storici, creare nuovi circuiti turistici vuoi dire contribuire allo sviluppo del territorio favorendo la competitivita». Con quali fondi realizzare questo piano ambizioso? E' il punto si cui le velleità dei Comuni più s'inceppano. Tutti a denunciare i tagli che la Finanziaria ha imposto agli enti locali, e che inesorabilmente si tradurranno in un ridimensionamento delle spese per la cultura. Tutti a indicare nel coinvolgimento dei privati la carta decisiva per la riscossa. Dimenticando che il numero e la consistenza dei gruppi privati che hanno deciso di impegnarsi direttamente nel mercato della cultura e nella gestione dei musei è tutt'al-tro che incoraggiante. Come conferma la crisi che ha messo in ginocchio il Consorzio Ingegneria per la cultura e le intenzioni di ritirarsi più volte manifestate dal gruppo Electa.