Il 15 luglio scorso ho letto sulle pagine di Libero un intervento di Giancarlo Lehner relativo alParco Nazionale del Cilento utilizzato come "riserva" di posti manageriali da assegnare forse non sùBa base di un criterio di merito. Nell'articolo si faceva riferimento alla posizione del presidente De Masi che è stato nominato "in extremis" dal ministro Pecoraro-Scanio in chiusura del mandato governativo. Devo dire che la cosa apparentemente potrebbe essere lungi dalla mia personale attenzione se non fosse che proprio pochi giorni fa sono stato in visita nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano invitato da alcune amministrazioni locali. Questo parco non è semplicemente una riserva naturalistica degna di attenzione, è molto di più. Forse i lettori non sanno che in un'area di circa 100mila ettari, posizionati nella provincia di Salerno, si concentrano alcuni dei più importanti siti archeologici della Magna Grecia, naturalistici, storia e marittimi più importanti a livello mondiale. Tanto che già nel 1991 l'Unesco decise di annoverare il parco nella lista del "Patrimonio dell'Umanità". Infine, sempre l'Unesco, nel 1997 lo inserì addirittura nel progetto mondiale "Biosfera". La mia prima impressione, visitando per la prima volta il Parco, è stata pura e semplice emozione; sono rimasto abbagliato dai reperti archeologici che, uniti ad una costiera strepitosa e molto curata e alla dolcezza dei paesaggi, ne fanno uno dei luoghi più belli ed affascinanti che abbia mai visitato. Ho potuto anche apprezzare le caratteristiche dei tanti piccoli comuni che popolano il parco, piccoli paesi ancora ben conservati in cui la popolazione mantiene gelosamente intatti i valori della nostra Italia: il senso dell'ospitalità, la gentilezza ed il calore umano, le tradizioni artigianali e culinarie, valori chefanno del nostro Paese da sempre un faro di civiltà. In sintesi questi luoghi hanno tutte le carte in regola per diventare uno dei bacini per un turismo di qualità che consenta a questo parco di non essere solo un valore per la tutela del territorio ma anche uno strumento per lo sviluppo del benessere dell'intera comunità del Cilento. A Palinuro, bellissima località lungo la costa, durante un convegno a cui sono stato invitato ho espresso il mio amore a prima vista per questi luoghi ed un amministratore locale mi ha gentilmente invitato a "candidarmi" alla presidenza del Parco Nazionale. Ovviamente sono rimasto sorpreso, non era certo quello il motivo della mia visita, tuttavia ho realizzato che un sostegno a livello di relazioni internazionali potrebbe far rientrare il Cilento tra le mete privilegiate del turismo, ed anche di investimenti per la protezione e lo sviluppo del parco stesso.La notizia giunta al presidente De Masi ha sortito un'immediata sua singolare "reazione allergica": in .un comunicato piuttosto sarcastico derideva la mia candidatura dicendosi disponibile ad "abdicare a favore di un Reale", forse dimenticando che il primo Parco Nazionale Italiano, quello del Gran Paradiso fu un dono di mio bisnonno, Re Vittorio Emanuele II, alla Nazione nel 1921. Vorrei capire che progetti aveva il presidente De Masi per questo parco e per il suo sviluppo, vorrei comprendere per quale ragione abbia deriso una proposta fatta da una serie di amministratori del territorio locale e non certo da me sollecitata. Non conosco l'expresidente e non sta a me giudicare il suo operato, ad ogni buon conto fl presidente si è dimesso ieri con buona pace degli abitanti del Cilento che non lo avevano mai potuto "conoscere" essendo stato "precipitato" dall'alto come un meteorite. Tornando al parco, rinnovo il mio impegno per rendermi parte attiva per lo sviluppo del Cilento, sono certo che con un se-rio progetto che preveda la concertazione tra il Parco Nazionale, le amministrazioni locali, gli enti dell'artigianato e del turismo del Cilento, si potrebbe dar vita ad un raro esempio di internazionalizzazione del territorio, che veda nella protezione di un luogo meraviglioso il punto focale per il suo stesso sviluppo economico, che porti benessere alla gentile popolazione cilenta-na. Forse è tempo di smettere l'uso di pensare gii enti dello Stato come serbatoio di posizioni manageriali per politici o para-politici. L'ottica corretta è che i parchi nazionali, così come altri enti, debbano essere riserve d'arte, cultura e natura e non "riserve di voti"! Luoghi nati e consacrati alla tutela del territorio che possono facilmente divenire motori di sviluppo. Quindi, cari lettori, da cittadino italiano mi sento di incoraggiare il ministro Prestigiacomo, certamente attenta alla meritocrazia e alla concretezza, ad assegnare la presidenza del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano a qualcuno che possa concretamente essere d'aiuto al parco: magari, per una volta, lo si faccia su un "programma di governo del parco" e sentite le comunità locali, con una serie di impegni che il futuro presidente dovrà prendere nei confronti del ministro e soprattutto degli abitanti del Cilento. Per quanto mi riguarda sappiano che possono contare su di me come loro ambasciatore nel mondo!