«QUEI conti non tornano». Per lappunto sono i conti di Conti. Il gioco di parole significa la critica che la Rete dei comitati per la difesa del territorio coordinata da Asor Rosa muove allassessore allurbanistica, Riccardo Cointi, che giovedì scorso ha presentato insieme allIrpet una riflessione sui dati del sistema satellitare Corine sul consumo del suolo in Toscana. «Minore che in tutte le altre regioni dItalia», aveva detto lassessore e assai meno nei primi sei anni del 2000 rispetto al decennio 1990-2000. Merito, secondo Conti, del nuove leggi regionali se la cementificazione del territorio toscano era passata dalla crescita del 16 del decennio 90 allattuale aumento del 3 tra il 2000 e il 2006. E proprio da questultimo punto che sorgono le perplessità di Claudio Greppi, il docente di geografia delluniversità di Firenze che parla a nome della Rete. «Si capisce subito che qualcosa non va. Quella percentuale del 16 vorrebbe dire che negli anni 90 in Toscana si sarebbe edificato come in Calabria, Abruzzo o Basilicata». I comitati hanno giudicato che questo era impossibile e sono andati a spulciare la relazione Irpet fatta da Chiara Agnoletti. «Unottima relazione - dice Greppi - Il neo sta nel confronto come lo ha organizzato la Regione. Come hanno fatto i nostri esperti regionali a dimostrare che nellultimo decennio del secolo scorso lurbanizzazione correva al ritmo di 1.384 ettari lanno, mentre nei sei anni successivi è solo di 534?». Tramite un errore iniziale, secondo Greppi: «Sono andati a verificare i dati del satellite Corine del 2000 estraendo dal territorio agricolo e forestale la bellezza di 5.707 ettari che, sommati agli 8.300 dei dati ufficiali, portano lincremento di suolo pubblico alla spaventosa cifra di 13.000 ettari in un decennio, il più 16 di Conti appunto». Ma il calcolo non regge, quel cemento secondo Greppi cera già prima: «Non hanno invece rivisto i dati del 90 che sono molto parziali. Per esempio lintero abitato di San Miniato non venne allora rilevato perché il centro storico e i crinali erano troppo sottili. Dunque la crescita non è stata così forte neanche in quel decennio, è falso dire che sono state le attuali leggi regionali a farla scendere». Detto questo però, resta il fato che la Toscana è , con il suo 4,5 di terreno edificato la regione meno cementificata dItalia. «Magari non la meno, forse una delle meno - è la risposta - Ma questo dipende anche dalle condizioni del suolo. Per esempio è più facile edificare nella pianura padana. E poi soprattutto bisogna vedere come e dove si sparge cemento. Non è la statistica generale la cosa più interessante, ma lincidenza che le urbanizzazioni hanno sul paesaggio. Per esempio anche la relazione Irpet indica lasse dellArno come la zona su cui cè più pressione. Noi della Rete abbiamo censito 109 situazioni recenti di consumo del suolo in zone che avrebbero dovuto essere rispettate. E già si tratta di un censimento vecchio, perché il consumo di suolo va avanti perfino nelle aree finora meno a rischio, perfino in province come quella di Siena adesso ci sono casi simili a quello di Monticchiello.