ROMA Un unico Codice che della le regole per la tulela e la valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio. Il Testo unico del "bello" ha ricevuto ieri il via libera definitivo del Consiglio dei ministri insieme con il decreto che introduce regole speciali per l'affidamento dei lavori di restauro, che si sottraggono ai criteri imposti per gli appalti pubblici dalla Merloni. Il Codice. L'obiettivo è mettere insieme la normativa sul patrimonio storico e artistico e quella sul paesaggio, tenendo però conto delle novità introdotte dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha riservato allo Stato i compili di tutela e ha delegato alle Regioni quelle di valorizzazione. Il Codice si addentra, dunque, nelle sottili distinzioni tra le due competenze la tutela è riservala al ministero, ma può anche essere conferita alle Regioni e agli enti locali precisando inoltre la linee di confine tra fruizione e valorizzazione del bene. La parte politicamente più significativa del nuovo Testo unico è, però, quella relativa al nuovo regime di alienazione del patrimonio artistico, sulla quale si sono incentrate le maggiori polemiche. Viene previsto che i beni appartenenti al demanio statale e degli altri enti pubblici non possano essere venduti se non sulla base delle regole dettate dal Codice. Il Testo unico individua un nucleo di beni invendibili (per esempio, i monumenti nazionali), mentre gli altri, suddivisi tra demaniali e non, possono essere ceduti dietro autorizzazione del ministero e, in taluni casi, a condizione che chi li acquista non modifichi la loro destinazione d'uso. Ieri questo impianto è, però, dovuto venire a compromessi con l'altro meccanismo disegnato dal decretone di accompagnamento alla Finanziaria, che, tra l'altro, assegna alle soprintendenze 120 giorni per esprimersi sul valore dell'immobile, dopodiché scatta il silenzio assenso e il bene può essere venduto. I tecnici di Palazzo Chigi stanno lavorando al coordinamento delle due norme. «Dopo oltre 60 anni dalla legge Bottai del 1939 ha affermato il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani con il Codice è stata, per la prima volta, tentata una risistemazione aggiornata (e non solo compilativa, come invece è avvenuto per il Testo unico del 1999) del corpus normativo sui beni culturali». Critici, invece, i rappresentati dell'opposizione Giovanna Melandri (Ds) ha parlato di «rottamazione di tutte le politiche culturali» e le associazioni ambientaliste: per il Wwf il Codice elimina le norme di tutela sul paesaggio, mentre Legambiente ha espresso perplessità sul meccanismo di vendita del patrimonio culturale. Il restauro. Il decreto legislativo nasce anche dalla necessità di non penalizzare le imprese artigiane, spesso escluse dalle regole della Merloni, che impongono il massimo ribasso. Nei restauri di mobili e immobili tutelati è, invece, necessario garantire anche la qualità dell'intervento, per cui ora il criterio della scelta diventa quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa.