FIRENZE. È rivolta dei parchi toscani contro il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. «Giù le mani dai parchi», ha tuonato su «La Stampa» Mario Tozzi, presidente dell'arcipelago toscano: «Sono un esempio di buon funzionamento della pubblica amministrazione, pur avendo budget inferiori a quelli del servizio giardini di una qualsiasi grande città italiana», Due i punti caldi nello scontro tra il ministro e i parchi. La Prestigiacomo accusa. La Prestigiacomo ha infatti proposto fondazioni private per la gestione delle oltre 150 aree protette della penisola: «Non dico di privatizzarli ma privata dovrà essere la loro gestione». E si è lamentata - la ministra - che le aree protette sarebbero diventate «un poltronificio». Se alle posizioni del ministro dell'Ambiente si aggiunge il fatto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha inserito 19 dei 24 enti che gestiscono le grandi aree naturali protette tra quelli inutili da abrogare, è facile comprendere la rivolta dei parchi, che in Toscana (vedi tabella) coprono all'incirca il 10 del territorio. I presidenti si difendono. «In tutto il mondo i parchi sono gestiti dal pubblico perché non si può pensare che per la loro funzione di tutela dell'ambiente possano avere un'autonomia economica. Per cui la proposta delle fondazioni è alquanto singolare», protesta Giampiero Sammuri, presidente della Federparchi toscana, nonché responsabile del parco regionale della Maremma, 9mila ettari di estensione. Anche Giancarlo Lunardi, presidente del parco Migliarino-San Rossore, 23mila ettari, è dello stesso avviso: «Le proposte della ministra sono un modo di sfuggire ai problemi reali dei parchi che sono enormi, a cominciare dalla pianificazione ambientale, alla tutela della biodiversità e così via. Che senso ha una gestione privata? Si pensa forse che i costi siano minori? Ma già oggi, come dimostrano i dati, i parchi costano pochissimo». Poltrone e soldi. Riguardo alle accuse di poltronificio, Sammuri spiega che i tre parchi regionali hanno consigli di amministrazione (composti da 10-14 membri più il presidente) in via di dimezzamento. «Bene ridurre la rappresentanza, così si formano organismi direttivi più snelli. Ma non si pensi di risparmiare granché. Un consigliere infatti percepisce 500 euro lordi al mese e il presidente oscilla tra i 2500 e i 1800 euro sempre lordi», spiega il presidente regionale della Federparchi. E Lunardi aggiunge: «In busta paga io prendo 1300 euro al mese e dedico al parco metà del mio tempo e l'altra metà lavoro part time nelle Ferrovie. Unendo i due stipendi guadagno meno di quando ero sindaco». E anche i costi complessivi dei parchi sono abbastanza contenuti, spiegano i presidenti dei Parchi. Quello della Maremma ha un bilancio di 3 milioni e mezzo e 27 dipendenti mentre quello di Migliarino e San Rossore 4 milioni e 70 dipendenti. Ticket al parco? Fulmini contro la Prestigiacomo anche dalla Regione: «La sortita della ministra riconferma l'impostazione economico ragionieristica del Governo rispetto alla complessità del sistema-natura. In Toscana vorrebbe dire privatizzare il 10 del nostro territorio. Un privato non investirà mai nella tutela e nell'arricchimento della biodiversità e l'unico sistema che avrebbe per ricavarne utili sarebbe un accesso a pagamento per i visitatori, come negli zoo», spiega l'assessore Marco Betti. «Dalla gaffe di Tremonti, che un mese fa arrivò ad annullare tutti i nostri parchi, siamo passati ora all'assurda proposta di privatizzazione avanzata dal ministro Prestigiacomo. Il ministro che parla di sprechi nei parchi sbaglia indirizzo. La verità è che con i tagli del Governo rischiano le nostre politiche di tutela», conclude Erasmo D'Angelis, presidente della commissione ambiente del Consiglio regionale.
TOSCANA - Giù le mani dai parchi Privatizzarli? La Toscana boccia il ministro Prestigiacomo
Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha proposto di gestire le aree protette della Toscana tramite fondazioni private, che avrebbero una gestione privata ma non una privatizzazione. I presidenti dei parchi toscani hanno reagito contro questa proposta, accusando il ministro di voler privatizzare i parchi e di non capire la complessità del sistema-natura. I presidenti dei parchi hanno spiegato che i costi dei parchi sono contenuti e che la gestione pubblica è più efficace per la tutela dell'ambiente. La Regione della Toscana ha anche condannato la proposta del ministro, affermando che la privatizzazione dei parchi sarebbe un errore economico e ambientale.
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