Centoquaranta opere raccontano il rettifilo che è diventato un segno indelebile nella città antica. I sottopassi tra le antiche piazze e i progetti per dopo la metro C. Frutto di sventramenti drammatici. Ma anche di scoperte esaltanti, rimaste per troppo tempo al buio. È via dei Fori imperiali cui è dedicata la mostra che, tra struggenti bianco e nero, accese vedute mafaiane e trenta sculture antiche dagli anni Trenta nei depositi comunali, si apre domani ai Capitolini. Centoquaranta pezzi (64 le foto depoca), a raccontare il rettifilo che ha lasciato un segno nel paesaggio di Roma. Indelebile, nonostante siano stati in molti a chiederne leliminazione, per tornare allantico tessuto urbano eo per eseguire come si deve gli scavi archeologici. Le carreggiate della parata del 2 giugno - che dovrebbero essere liberate dal traffico quotidiano quando in futuro la Metro C correrà finalmente lì sotto - sono la testimonianza di unurbanistica novecentesca che precede anche quella fascista. Ma gli scavi non sono finiti, vanno avanti dal 1996 intorno alla lingua dasfalto delle parate militari. E anche dentro al terrapieno che la sostiene per far sì - secondo un progetto ancora da definire - che i turisti possano andare più facilmente dal Foro di Traiano a quello di Cesare, a da Nerva e ad Augusto: «Il tracciato va mantenuto, è storia. Ma va aumentata la sua permeabilità. E dentro i tunnel esistenti si possono collocare i servizi», spiega il direttore regionale Beni culturali, Luciano Marchetti, che ha fatto parte del tavolo Stato-Comune sullarea centrale, decaduto con la fine del governo Prodi. Intorno alla strada vincolata, nel 2006 Massimiliano Fuksas ha prospettato una serie di passerelle leggere, rilanciando il dibattito tra gli architetti sulla risistemazione e fruizione dellarea. Vanno avanti anche le ricerche darchivio degli studiosi. Per rimettere insieme il puzzle dei reperti ritrovati che, a migliaia, si trovano nelle antiche tabernae e nei giganteschi magazzini posti proprio sotto la strada della discordia. Per riportare ogni frammento nel suo Foro di provenienza, sono utilissime le 7000 foto (dei vari Faraglia, DAmico, Calderisi, Reale) conservate al Museo di Roma e documentate da un libro di 500 pagine (Electa, 2007). Servono a ridare un profilo storico oggettivo, non ideologizzato, allimpresa di "via dei Monti". Già, perché gli 850 metri della strada che il Regime ribattezzerà "via dellImpero" «nacquero secondo un progetto di scavo realizzato nel 1911 dallarcheologo Corrado Ricci e senza il quale la nostra capacità di apprezzare larchitettura dei Fori imperiali sarebbe diversa», spiega Claudio Parisi Presicce, direttore dei capitolini e tra i curatori della mostra (Linvenzione dei Fori imperiali. Demolizioni e scavi: 1924-1940, fino al 23 novembre; catalogo Palombi, info 060608; www. museicapitolini.org; una galleria delle immagini è su http:roma.repubblica.it)). Promossa dallassessorato alla Cultura e dalla Sovrintendenza comunale, lesposizione propone anche alcune curiosità. Le vedute, programmaticamente in stile "Roma sparita", realizzate negli anni Trenta, tra gli altri, da Michele Cascella. E un tesoro di medaglie nascoste dallantiquario Francesco Martinetti (morto nel 1895) nella sua casa via di via Alessandrina 101. Il tesoretto murato (oggi nel Medagliere Capitolino) venne scoperto durante le demolizioni del 22 febbraio 1933. E quel giorno sulla ruota di Roma erano usciti i numeri 74, 62, 24. Secondo la Smorfia, "monete", "anelli doro" e "muratore".
ROMA - Così sventrarono il cuore di Roma
La mostra "Via dei Fori Imperiali. Demolizioni e scavi: 1924-1940" si apre domani ai Capitolini, con 100 opere che raccontano il rettifilo che è diventato un segno indelebile nella città antica. La strada, che è stata oggetto di sventramenti drammatici, è stata anche oggetto di scoperte esaltanti. La mostra propone 64 foto, 30 sculture antiche e 850 metri di strada, che sono stati oggetto di scavi archeologici. La mostra è promossa dall'assessorato alla Cultura e dalla Sovrintendenza comunale, e propone alcune curiosità, come le vedute realizzate negli anni Trenta e un tesoro di medaglie nascoste dall'antiquario Francesco Martinetti.
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