Crypta Balbi, strada e negozi del IV secolo. Nel museo degli scavi visite guidate il sabato e la domenica a scoprire percorsi per anni sepolti sotto detriti e macerie. In via delle Botteghe Oscure in tre campagne di scavi riportata alla luce unantica via con fabbriche, taverne e anche un tempio Percorrere una strada della Roma del IV secolo sulla quale si affacciano negozi, piccole fabbriche, taverne e un tempio del Dio Mitra, che allora si contendeva col Dio cristiano i favori religiosi dei romani dellepoca. Lo si può fare, oggi, entrando nel Museo della Crypta Balbi e facendosi accompagnare, il sabato e la domenica, a scoprire i percorsi che per anni sono stati sepolti sotto i detriti e le macerie della grande area, circa un ettaro, che si stende tra via delle Botteghe Oscure, via Caetani, via dei Delfini e vicolo dei Polacchi. Unarea che tre successive campagne di ricerca, nel 2000, nel 2005 e nel 2008, hanno riportato alla luce esplorandone le diverse epoche e gli strati di storia che si sono sovrapposti proprio in questo punto, uno dei più intensamente e continuativamente abitati di Roma, dai tempi di Augusto ad oggi. Spiega la direttrice del Museo, Laura Vendittelli, che sullantico Teatro dellepoca di Augusto e sulle costruzioni adiacenti, distrutte nellincendio dell80 d.C., sono sorti nei secoli, come concrezioni uno sullaltro, edifici di uso diverso che poi, successivamente, hanno dato vita a nuove realtà abitative. E così lantica ed elegante Esedra del Teatro, conclusa la sua funzione, intorno al II secolo venne adibita a latrina pubblica. Niente a vedere con i nostri bagni: pareti decorate con pitture grottesche, marmi, fontane zampillanti. Per i romani i gabinetti, rigorosamente in comune, erano luoghi pubblici e quindi andavano abbelliti e ingentiliti, come le terme. Ma ecco che passano i secoli, e i bagni pubblici scompaiono. Al loro posto, in quel bellatrio decorato con fontane e affreschi, a qualcuno nel IV secolo viene in mente di mettere su una taverna. E allora va a prendere qualche pietra tombale di marmo, su cui poco fortunati "posteri" avevano inciso il nome del loro caro sepolto, e ne fanno un pavimento. La fontana torna utile, un grosso ripiano di pietra, preso chissà dove, fa la funzione di un bancone di mescita e in un angolo, dove prima cera una porta che viene murata, si fa il focolare che in breve, cuoci oggi cuoci domani, annerisce di fuliggine le pareti dipinte. Non è finita. La taverna confina con una fornace, in cui probabilmente si cuoceva il pane, ma poco più avanti, in una fornace più piccola, si faceva il vetro. E dallaltra parte della strada per aprire altre botteghe sono state buttate giù le pareti delle grandi nicchie del bagno pubblico. Più avanti si arriva allingresso del Mitreo: i fedeli scendevano alcuni gradini di pietra per entrare nel sacello sacro. Fu in uso fino al V secolo, segnale che questa religione sparì molto più tardi di quanto si pensi. Sopra, una scala portava ad ambienti che poi, nel V e nel VI secolo, negli anni bui della guerra gotica che causò a Roma ben quattro assedi e una pestilenza, furono prima abbandonati e quindi, quando tutto rovinò sulle costruzioni sottostanti, furono di nuovo abitati da gente che aveva smesso il commercio e si era data alla pastorizia, come testimoniano le mangiatoie e gli abbeveratoi. Non è finita, naturalmente. La pazienza certosina degli archeologi ha seguito i cambiamenti di questarea che poi ospitò chiese e conventi nellalto medioevo e poi, nel Mille, di nuovo case, fino ai palazzi ottocenteschi che ancora lattorniano. E in questa ricerca documentano che, nel VI secolo, i romani cercarono disperatamente di rimettere in funzione le antiche fogne, usando vecchie anfore, senza successo, mentre nel 1500 i monaci di un convento sovrastante riuscirono a costruirsi una sauna usando proprio le condotte dei bagni pubblici degli antichi romani. Ma non è finita. Continuando verso via dei Delfini ci sono altre stanze ancora murate che aspettano di essere scoperte e rivelate, insieme alla storia di chi vi ha vissuto.