Coperto nel 34, il canale veniva utilizzato dai barconi per scaricare i marmi impiegati nella costruzione del Duomo Tecnicamente è una «riconnessíone». La Darsena unita alla Conca di Viarenna da un canale che parte dal vecchio porto, sottopassa viale Gabriele dAnnunzio, accarezza via Ronzoni e taglia via Conca del Naviglio fino alla chiusa, monumento dingegneria dei 1439 pensato da Filippino degli Organi e Aristotele Fioravanti, e descritto anche da Leonardo nel codice Atlantico. Più prosaicamente è una «ricucitura» con la memoria della Milano che fu. Città dacqua. Il progetto è degli Amici dei Navigli, la spesa di circa 3 milioni di euro. «Vogliamo riscoprire il ramo di collegamento tra la Darsena e la fossa interna, lultimo ad essere sepolto nel 1934», spiega Empio Malara, urbanista e presidente dellassociazione. Inizia dalla fine questa «rinascita delle vie dacqua», ultima testimonianza del ritorno dinteresse per i Navigli: è di questi giorni il progetto dellarchitetto Boatti per il recupero della fossa interna. La Conca di Viarenna è stata vincolata dalla Soprintendenza ai Beni culturali. Serviva alla Fabbrica del Duomo, storia e simbolo, eppure negli anni Ottanta si voleva demolirla (emanava più tanfo che fascino). E oggi, va detto, non è certo più pulita né valorizzata: coperta da un cantiere sul marciapiedi, lavori Mm, affogata da melma, cartacce e rifiuti, abbandonata come la Darsena, che marcisce nel cantiere poco distante. «Prima di scoperchiare la fossa interna, occupiamoci dei Navigli sopravvissuti, maltenuti e malcurati», osserva Malara. Lobiettivo del progetto: ricucire la via dacqua tra la Conca e il porto e aprire il canale ai battelli dei turisti. Un percorso privilegiato per il centro, fino a un laghetto con porticciolo (da ricostruire), affacciato sul parco delle Basiliche. Alla chiusa mancano solo i portoni, lacqua arriva da un troppo pieno dellacquedotto e pozzi inattivi. Lha detto Gillo Dorfles al Corriere: «Bisognerebbe far rivere tutta la cerchia interna, magari creando una strada sotterranea per le auto». Sogno e nostalgia. Avverte il soprintendente Alberto Artioli: «E importante che i nuovi progetti prevedano acqua corrente, non rigagnoli stagnanti che producono problemi igienici». Nel caso, bucare viale dAnnuzio si può fare, sì, ma con attenzione: «Sarei contrario a un passaggio pedonale accanto al canale. Cosa diventerebbe, poi, la notte?». Strade navigabili, un approdo turistico in centro. Panchine e piste ciclabili. «Idee affascinanti», riflette lassessore al Decoro urbano, Maurizio Cadeo. Affascinanti sì, ma «assolutamente improbabili». Dunque? «Meglio riqualificare i Navigli esistenti». Per altro, sorride il critico darte Philippe Daverio, «da trentanni si parla di riaprire i vecchi Navigli e non è mai successo niente». A questo punto, insiste, «è più urgente pulire gli infiniti orrori che ci sono, dalle casupole alle barcucce-ristoranti, rimettere in sesto ponti e parapetti che crollano...». Cè parecchio da fare, giusto Daverio? «Lo stato dei Navigli sarebbe impresentabile per una città in via di sviluppo, figuriamoci per quella dellExpo».