CANOSSA. Quando si crede in un progetto fino in fondo; quando uniniziativa raccoglie le adesioni e limpegno di tutti, anche le missioni più difficili possono concretizzarsi. Con la raccolta di firme (già tremila solo a Canossa) è partita la macchina per ottenere il riconoscimento del paesaggio delle terre matildiche della Val dEnza come patrimonio culturale mondiale dellumanità. Liniziativa mira a predisporre un piano di gestione che verrà presentato alla Commissione italiana Unesco entro i primi mesi del 2009. Se passerà la selezione nazionale, verrà trasmessa a quella internazionale (la sede Unesco di Parigi). Attualmente la lista mondiale, che deriva dalla Convenzione di Parigi del 1972 ed è stata sottoscritta da 182 paesi, conta 660 siti nel patrimonio culturale, 166 in quello naturale e 25 tra i siti misti, ai quali concorrerà il territorio della Val dEnza. Verrà chiesto un riconoscimento anche per il complesso sistema difensivo dei castelli. La difficoltà di centrare lobiettivo è data da diversi elementi. Primo: lItalia ha il maggior numero di siti del patrimonio con 41 località. Secondo: dal 2002 non vengono accettate più di 30 iscrizioni anno. Terzo: circa la metà delle nuove candidature viene solitamente destinata ai paesi che finora non sono rappresentati. Insomma, si tratta di una vera e propria «mission impossible». II progetto, partito dal club Unesco di Reggio in collaborazione con Pro Natura, si concentra soprattutto sulle architetture fortificate, con al centro il celebre castello di Canossa, i geositi (ovvero quelle eccezionalità geologiche spesso connesse agli stessi castelli come le rupi di Canossa e Rossena o la Pietra di Bismantova) e le testimonianze delle colture medievali quali i castagneti. Uniniziativa che coinvolge ben sette Comuni reggiani: Canossa, Quattro Castella, Montecchio, Castelnovo Monti, San Polo, Casina e Carpineti. La determinazione dellambito territoriale da destinare al prestigioso riconoscimento è avvenuta in base ad alcuni criteri: dalla presenza di architetture fortificate di proprietà pubblica a quella di geositi di particolare rilevo e interesse geologico; dalla caratteristiche di un territorio ricco di paesaggi culturali e naturali protetti e conservanti caratteri di originalità alla presenza di siti archeologici di età medievale. Tra i criteri inseriti cè anche il fatto di aver già aderito in passato ad accordi di programma e progetti per la riqualificazione dellarchitettura fortificata; laver promosso e attuato interventi di restauro e riqualificazione dellarchitettura fortificata; il possesso di capacità e risorse operative gestionali e finanziarie richieste per lattuazione del piano di gestione. Il materiale carteceo che verrà presentato a sostegno della candidatura si avvale anche di tutte le documentazioni e gli strumenti di governo del territorio prodotti negli ultimi ventanni da Regione, Provincia ed enti locali. Il promotore del progetto è Walter Baricchi, presidente del Club Unesco di Reggio. Liniziativa - sostenuta da Dar Voce-Centro di Servizio per il volontariato, senza costi per gli enti coinvolti - è condotta dintesa con la Provincia, la Comunità montana dellAppennino reggiano, la società Matilde di Canossa Spa e dai Comuni interessati. In ordine sparso, la raccolta di firme a sostegno della candidatura è partita già ad aprile nel Comune di Canossa; negli ultimi mesi si è allargata anche agli altri. Le firme non sono neccessarie per ottenere il riconscimento, ma serviranno per testimoniare quanto questa proposta sia condivisa anche dai reggiani e dai turisti che vengono nella nostra provincia per ammirare il partimonio artistico e culturale. «Possono firmare tutti - dice Baricchi -. I registri si trovano negli uffici dei Comuni interessati e anche allingresso del Castello di Canossa, della Rocca di Montecchio e delle biblioteche comunali. A Canossa sono già state raccolte 3.000 firme, e mi hanno riferito che le adesioni stanno crescendo anche negli altri Comuni». Sono state organizzate alcune serate per promuovere liniziativa anche tra i cittadini: «Oltre a una conferenza al circolo Giovanni XXIII di Reggio, abbiamo già fatto tre incontri, a San Polo, Montecchio e Carpineti - prosegue Baricchi -. Ora stiamo cercando di organizzare iniziative dello stesso tipo anche negli altri Comuni, che hanno già dato la loro disponibilità». La strada però è ancora lunga e piena di ostacoli: «Siamo consapevoli delle difficoltà di realizzazione di questo progetto - conclude Baricchi - ma vale la pena crederci e fare il possibile per arrivare fino in fondo. Servirà il contributo di tutti, soprattutto dei parlamentari reggiani che speriamo ci aiutino in questo arduo percorso. Questa iniziativa può rappresentare unopportunità incredibile per una ulteriore valorizzazione del nostro territorio». Per lo sviluppo di questo ambizioso progetto è stato avviato anche il confronto con la direzione regionale per i Beni clturali, le Soprintendenze ai Beni architettonici e al paesaggio e la Soprintendenza ai Beni archeologici.