Lettera aperta al ministro S ignor ministro Tremonti, pur non amando affatto il genere letterario definibile come «querimonia dei dotti» e ben sapendo quanto sia arduo tener conto degli interessi generali e non soltanto di quelli di un singolo comparto, per quanto importante, unisco la mia voce alle molte, di schietto e fondato allarme, levatesi in questi giorni in merito ai «tagli» incombenti sull' Università italiana. Lei lo sa bene, l' università non è un lusso, è il più importante investimento sul futuro. Circolano in questi giorni le notizie più allarmanti relative ai risultati del lavoro del Comitato direttivo preposto alla attribuzione dei finanziamenti Prin (ricerca universitaria: progetti di rilevante interesse nazionale), comitato presieduto dalla professoressa Clelia Mora dell' Università di Pavia. Se mi permetto di scriverle, è per chiederle se, nonostante le scelte dissennate compiute in questo campo dal precedente governo (fondi per la ricerca stornati verso il «prestito-ponte» Alitalia!), non sia possibile, prima che sia troppo tardi, stanziare una ulteriore, anche limitata, «tranche» di finanziamento per la ricerca. Ciò consentirebbe di finanziare almeno in parte la classe «B» (come contemplato dal regolamento vigente, al punto 11). Siamo infatti quest' anno al paradosso per cui solo la classe «A» (le cosiddette, ahimé, «eccellenze») risulterebbe finanziabile. Faccio un solo esempio degli effetti aberranti della selezione risultante da un tale restringimento. Tra le «vittime» della falcidia finirebbe con l' esserci persino l' Istituto Papirologico Vitelli di Firenze, fiore all' occhiello della scienza antichistica italiana e «biglietto da visita» della scienza italiana nel mondo! E tralascio di ricordare insigni colleghi, «falcidiati» anch' essi: chi già richiesto ad Harvard (ma, a quanto pare, non degno del Prin), chi tradotto nelle principali lingue del mondo. Forse c' è un limite in basso che non andrebbe mai valicato per il buon nome del nostro Paese. Pagina 43