Roma, conflitti familiari e lavori pubblici Carlo lotta contro gli scavi per il maxi-parcheggio, Vittorio vuole ampliare il ristorante della Casina Valadier Fratelli contro. Una piccola guerra è scoppiata nella famiglia Ripa di Meana. Carlo, 79 anni, ministro per l' Ambiente ai tempi del governo Amato, ex parlamentare Verde ed ex presidente di Italia nostra, è uno dei promotori della battaglia contro la costruzione del maxi-parcheggio sotterraneo del Pincio. Vittorio, 81 anni, avvocato di fama, a poche decine di metri dagli scavi per i box auto vuole invece realizzare un «padiglione esterno temporaneo» con vista su Piazza del Popolo. Una specie di capannone - elegante assicurano - per aggiungere nei mesi invernali 250 coperti al ristorante della Casina Valadier, preso in gestione da una cordata di nomi noti nei salotti capitolini: da Vittorio Ripa di Meana stesso, a Giovanni Malagò; da Matteo Montezemolo alla famiglia Fendi; da Giampaolo Letta (figlio di Gianni) a Cesare Romiti. I rapporti fra i due fratelli negli anni sono stati conflittuali. Carlo, nel suo libro «Cane Sciolto», scriveva «non vedo e non sento mio fratello Vittorio». E le strade imboccate li hanno portati ben lontani l' uno dall' altro fin dalla gioventù. Carlo con l' impegno politico prima nel Pci (che negli anni Cinquanta lo spedì a Praga a dirigere la rivista dell' Internazionale degli studenti), poi nel Psi, fino ai Verdi. Vittorio, uno dei più stimati avvocati della capitale e consigliere di amministrazione di numerose società quotate in borsa. Adesso si ritrovano a portare avanti contemporaneamente due iniziative molto diverse per il Pincio. Carlo, in nome della difesa dell' ambiente, vuole bloccare a tutti i costi il progetto approvato dalla vecchia giunta comunale guidata da Walter Veltroni. Vittorio invece pensa ai progetti di sviluppo. La Casina Valadier in passato aveva vissuto la fallimentare esperienza Ciarrapico, poi era rimasta chiusa per alcuni anni prima del rilancio voluto da Veltroni attraverso la cordata di Malagò e soci. E nel 2007 (quarto anno della nuova gestione) il ristorante ha sfiorato lo storico pareggio: 4,5 milioni di ricavi e 80 mila euro di perdite (comprese alcune spese straordinarie). Niente rispetto ai 750 mila euro di rosso dell' anno precedente o al milione e mezzo bruciato nel 2005. «E visto che le cose vanno bene abbiamo pensato di ampliare l' attività», spiega Vittorio. Con altri 250 coperti, appunto. La battaglia contro il parcheggio di Carlo e il progetto per il padiglione esterno di Vittorio hanno anche altro in comune, oltre al cognome dei promotori e la location: entrambe le iniziative sono inciampate nella burocrazia capitolina. I lavori del parcheggio sono già cominciati da mesi e l' immensa area di cantiere è delimitata da un' alta recinzione metallica. Una struttura che deturpa il belvedere sopra Piazza del Popolo. Dai sondaggi archeologici sono venuti fuori alcuni reperti. Il sindaco Gianni Alemanno, appena insediato, ha sospeso gli scavi. E ha nominato una commissione di cinque saggi, che annovera anche l' architetto Giorgio Muratore, per valutare se i lavori devono andare avanti oppure no. Una situazione complessa da sbrogliare. Il centrodestra romano si era opposto al progetto del parcheggio. Dopo la vittoria del Pdl a Roma in molti si aspettavano lo stop definitivo dei lavori. «Ma ora con gli appalti già assegnati può essere complicato e costoso tornare indietro», ha ammesso Alemanno dopo l' elezione. Il dossier è comunque finito sul tavolo dell' avvocatura capitolina per una preliminare valutazione. Anche il progetto di Vittorio per il «padiglione esterno» è rimasto impigliato nella rete della pubblica amministrazione. Come si legge nell' ultima relazione di bilancio, l' iter autorizzativo è stato avviato nel 2007, ma ancora non è terminato. Una procedura complessa. A dicembre è arrivato il primo via libera dalla sovrintendenza per i beni culturali. Poi è giunto l' ok degli uffici tecnici capitolini. Ora manca l' ultimo parere della sovrintendenza comunale che - come risulta dalle carte contabili della Grande Cucina Spa (la società che gestisce la Casina) - «è stata più volte sollecitata per il rilascio del nulla osta». Il disco verde non è scattato. Anche perché nel frattempo il sovrintendente Eugenio La Rocca, considerato veltroniano, non è stato confermato da Alemanno. Magìe dello spoils system, la poltrona è rimasta vacante per settimane. Solo nei giorni scorsi è stato individuato il sostituto: è Umberto Broccoli, conduttore tv e «archeologo militante», come si definisce lui stesso. Ancora però non ha potuto mettere mano alla pratica della Casina Valadier. E i fratelli Ripa di Meana aspettano. Pagina 8