«Deturpa la valle, via il ponte» Un ascensore per la città che muore Al posto della lunga passatoia in cemento, un ascensore e un montacarichi seminascosti nel tufo, progettati da un architetto di Torino ROMA - Rimasto miracolosamente intatto da secoli, celebre non solo in Italia per la sua unicità, il borgo antico di Civita di Bagnoregio, nel Viterbese, su uno sperone di tufo a più di quattrocento metri di altezza, sogna da qualche giorno un futuro senza più quell' invasivo ponte di cemento sospeso, che dagli anni Sessanta del Novecento è però l' unico collegamento con l' attiguo comune di Bagnoregio e con «il resto del mondo». In mezzo, a strapiombo, solo una straordinaria vallata di calanchi, creste e pinnacoli creati nei millenni dalle piogge sul terreno argilloso. «La città che muore», così da tempo è ribattezzata la minuscola Civita, quasi un' apparizione per chi la scorge per la prima volta, poche decine di residenti fissi e tanti «sos» per salvarla da crolli sempre minacciati e per fortuna a tutt' oggi scongiurati. I problemi relativi al cedimento della rocca tufacea restano, meno urgenti però di un tempo grazie a interventi concentrati soprattutto nella parte nord. Ma per il futuro di Civita si prospetta ora l' abbattimento del ponte, con un accesso al borgo grazie a due ascensori, uno dei quali un montacarichi per il trasporto di materiali. È questo almeno, in estrema sintesi, quanto prevede il progetto vincitore di un bando per un concorso internazionale di idee, voluto dall' amministrazione del piccolo comune laziale la scorsa estate e vinto in questi giorni dall' architetto piemontese Pio Luigi Brusasco, docente del Politecnico di Torino. Le funzionalità, stando al progetto, dovrebbero rimanere le stesse. La strada d' accesso (ora rappresentata dalla passerella in cemento) rimarrebbe, ma collocata a una quota assai vicina a terra. Arrivati alla base della rocca, due quinte in pietra nasconderebbero di fatto il montacarichi e l' ascensore cilindrico per il trasporto delle persone. «Il ponte è assai funzionale, sicurissimo, ma davvero brutto - spiega il sindaco di Civita di Bagnoregio, Erino Pompei - non compatibile con il paesaggio e oltretutto bisognoso di continui interventi di manutenzione. Questo progetto invece, risultato il migliore tra gli 80 giunti in commissione, migliorerebbe molto la situazione, con identica funzionalità e senza ridurre o ampliare lo spazio riservato al parcheggio». Da sempre senza motori, abbandonata da gran parte della sua popolazione soprattutto dopo il crollo del penultimo ponte nel 1944 (prima e dopo si accedeva tramite una stradina assai impervia), Civita - ricca di preesistenze etrusche e con un impianto urbanistico romano-medievale pressoché inalterato - aspetta ora di sapere se il progetto potrà essere realizzato: «Il nostro è stato solo un concorso di idee - chiarisce il sindaco - ma gestito da una commissione mista in cui erano presenti tutti gli attori principali per un' operazione tanto complessa, dalle Soprintendenze, al Genio civile, alla Regione. Ora per realizzarlo è necessario anche l' intervento del governo, tramite il ministero per le Infrastrutture, ma è da qualche anno che sul borgo esiste l' attenzione da parte di chi gestisce i lavori pubblici». Poco si sa, a oggi, di eventuali costi: «La parte finanziaria non è stata ancora analizzata - spiega il sindaco - ma non si tratterebbe di una spesa enorme. Con un piano decennale, simile a quello che anni fa sottoponemmo alla Regione Lazio, potremmo ipotizzare, con un' approssimazione molto larga però, una spesa di circa venti milioni, per il progetto e per portare a termine il consolidamento della rocca. Forse con questo governo ce la faremo. Pochi mesi fa abbiamo ricevuto la visita del presidente della Repubblica Napolitano (lui, come tutti, giunto a piedi, ndr) ora magari aspettiamo quella del Papa. I progetti classificati al concorso saranno intanto esposti in una mostra a Roma in autunno, e speriamo così di solleticare l' interesse politico». Pagina 23