È sbagliato slittare le elezioni del 2009 Poco corretto cambiare, in corsa, le regole del gioco Lorganismo che si vuole creare deve avere competenze analoghe a quelle della Regione Chiamparino decisamente scettico sui progetti dellarea metropolitana La città metropolitana? «Fino a quando non si definiranno i poteri e le risorse di cui potrà disporre il nuovo organismo, credo che questa discussione appassionerà pochi». Sergio Chiamparino è scettico sulla partenza del nuovo ente che dovrebbe sostituire le province nelle 9 principali aree urbane italiane. «Quel che è importante - dice il sindaco - è che non vengano aboliti i Comuni. Perché nei Comuni sta una parte significativa della nostra identità». Signor sindaco, si voterà per la provincia di Torino nel 2009? «Ah, non sono certo io che decido. Devo dire che, sulla base dellesperienza degli ultimi decenni, è molto difficile prolungare la durata in carica di un organismo». Per quale motivo? «Perché, in qualche modo, si privano i cittadini di un diritto. Se io so che eleggo oggi degli amministratori che durano in carica 5 anni, so che ho il diritto, tra cinque anni, di cambiarli. Se il loro mandato viene prorogato cambiano, in corso dopera, i termini del contratto tra i cittadini e gli eletti». Ma non si potrebbe fare uneccezione? «Posso anche pensare che in questo caso leccezione sia ragionevole perché a Torino come a Milano cè una sfasatura tra lelezione dei presidenti delle provincie e quelle dei sindaci. Ma vedo che non sarà facile accettare la proroga. In ogni caso la cosa più importante è che su un tema tanto delicato si faccia chiarezza al più presto». Lei è daccordo allidea di sostituire la Provincia con la città metropolitana? «Messa così è una discussione di ingegneria istituzionale puramente astratta. Inoltre in questo modo nessuno è in grado di rispondere alla domanda con cognizione di causa». Che cosa manca alla domanda? «Manca lindicazione dei poteri che avrebbe quella città metropolitana e delle risorse necessarie a esercitare quei poteri». Può farci degli esempi? «Una città metropolitana dovrebbe avere, nel territorio che amministra, poteri analoghi a quelli che ha la Regione. Se, ad esempio, si rende necessaria una variante al piano regolatore, devo avere il potere di approvarla senza più chiedere il via libera da Palazzo Lascaris». Un modo per ridurre i tempi? «Un modo per metterci in condizione, come territorio metropolitano, di competere con analoghi territori in giro per il mondo. Del resto questa è lunica vera ragione, a mio modo di vedere, per realizzare la città metropolitana». E per quanto riguarda i soldi? «Lì interviene il federalismo fiscale. Fino a quando non avremo la riforma fiscale sarà impossibile realizzare le città metropolitane. Perché nessuno è attratto dallidea di cedere un pezzo della sua sovranità se non in cambio di evidenti vantaggi in termini di servizi e di risorse». Con la città metropolitana dovranno sparire i Comuni. È daccordo? «Assolutamente no. I Comuni devono rimanere». Se rimangono i Comuni, dove sta la semplificazione? «Lunica ipotesi realistica è, a mio parere, quella che il Comune capoluogo assuma funzioni di coordinamento metropolitano lasciando però alle attuali amministrazioni dellhinterland il ruolo di comuni con i loro sindaci e i loro gonfaloni. Se la città metropolitana avrà più poteri, avranno più poteri anche i comuni che ne fanno parte, compresi quelli della cintura». Unautodifesa dei Comuni? «Non unautodifesa ma la difesa di un ente che fa parte della nostra identità. E lidentità è una delle risorse fondamentali per lo sviluppo di un territorio». Come si modificherebbe lo sviluppo urbanistico di Torino con la città metropolitana? «Si modificherebbe se a quella città venissero dati i poteri di cui parlavo prima. Se quel decentramento non si rivelasse possibile, allora sarebbe meglio lasciare tutto comè ora riducendo solo il numero degli enti e dei consorzi intermedi per abolire quelli inutili e valorizzare quelli efficienti».