Non bastava il condono. Il governo vuole depenalizzare i reati contro il paesaggio. E il Fai si appella a Ciampi Enrico Arosio Il Fai è come il salmone, dice lo psicologo Fulvio Scaparro. No, non il salmone affumicato, cibo per spendaccioni. Il pesce vivo, condannato a risalire la corrente. Per il 2005, quando deporrà le uova del trentennale, il salmone Fai vuole ampliare il branco: 100 mila aderenti, dai 60 mila di oggi. Intanto si prende una pausa a Roma, venerdì 23 gennaio, nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia con il primo convegno nazionale, "Conservazione e partecipazione". E che parterre des rois, a cominciare dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, antico estimatore della fondazione presieduta da Giulia Maria Crespi. Continuando con il sindaco Walter Veltroni, il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, il suo predecessore Domenico Fisichella oggi vicepresidente del Senato, il segretario generale della Farnesina Umberto Vattani fresco di nomina, il presidente del Landmark Trust britannico Martin Drury, il rettore della Normale di Pisa Salvatore Settis e via battendo i tacchi. Il 23 gennaio il Fondo per l'ambiente italiano non chiederà denaro: avrebbe invitato il ministro Tremonti (da cui dissente sul tema dell'indipendenza delle fondazioni bancarie). Presenterà invece un documento sui valori, il Manifesto per la tutela. «Per la prima volta parliamo all'Italia, non solo ai nostri aderenti», anticipa a "L'espresso" il direttore generale Marco Magnifico: «E parliamo alla nazione, non a un ministro o al presidente del Consiglio, per riportare in primo piano l'articolo 2 del nostro statuto: il Fai ha come scopo l'educazione della collettività alla difesa dell'ambiente e del patrimonio artistico e monumentale. Ecco perché l'invito al presidente Ciampi». Che già nel 2000 ospitò al Quirinale il concerto per il 25 anniversario della fondazione milanese. Qui non si tratta, è chiaro, di una parrocchietta di emarginati. I Friends of Fai sono presieduti da Marella Agnelli e Lynn Forester de Rothschild. Ma questa volta si mira più in alto del solito. «Il Fai è cresciuto», dice Magnifico: «Da anni non è più un gioco di società, seppur con un'anima fortemente civica». Con gli ultimi beni acquisiti o presi in gestione, dalla baia di Ieranto al Giardino della Kolymbetra ad Agrigento, da Villa Menafoglio Litta Panza sopra Varese a Villa Gregoriana a Tivoli, il Fai non nasconde di volersi avvicinare a un ruolo che i francesi chiamano "grand public". Sono stufi, dicono, di essere percepiti come un club di ricchi illuminati che restaurano castelli e non hanno bisogno dei cittadini; anzi, senza volontariato, donazioni e legati testamentari non si cresce e ci si ferma. Il Fai vuoi essere più interventista. Pone dei suoi aderenti, dei 250 mila visitatori annui, delle 36 proprietà, dei 13 milioni di euro di budget, del suo bilancio in pari e certificato. L'I 1 gennaio, con una pagina su "Corriere", "Repubblica" e "Giornale", ha sottoscritto insieme a Italia Nostra, Touring Club e Wwf un appello di oltre cento cittadini illustri contro l'emendamento all'articolo 32 della legge delega sull'ambiente all'esame del Senato che depenalizza i reati commessi ai danni del paesaggio; esso SÌ aggiunge al recente condono edilizio e contrasta con le norme di segno opposto previste dal Codice dei beni culturali e paesaggistici annunciato dallo stesso Urbani. Un ministro debole, distratto, con cui il Fai fatica a interloquire. «Noi siamo nati per aiutare lo Stato», dice Magnifico, storico dell'arte, al Fai dal 1985: «A maggior ragione vogliamo rilanciare una discussione nazionale sui valori della conservazione e del patrimonio, che deve diventare cosa di tutti. Perché l'Italia ha doveri speciali verso l'intera civiltà occidentale. Non può promuovere il Far West, la distruzione legalizzata del paesaggio ». Gli italiani cominciano a svegliarsi? «Sì. Ma abbiamo un governo indifferente alla cultura, sovrintendenze senza fondi, la legge promossa da Urbani sulla defiscalizzazione dei contributi dei privati alle opere di restauro ancora ferma». E il condono edilizio. «Appunto. Il Fai svolge un servizio che surroga le carenze dello Stato, e Io Stato diventa il suo peggior nemico. Che cos'è questo, se non tradimento? «.Presidente Ciampi, se può, dia una mano lei"