"Lavori di riqualificazione che bisognerebbe piuttosto definire di devastazione" Le pietre rimosse furono scalpellate a mano, utilizzate anche per i muretti a secco Si affaccia sul mare cilentano degradando con un sistema di rampe fino a una sottostante marina ancora bella, nonostante ledilizia in cemento armato, per i tramonti che se ne possono godere. Pisciotta rappresenta, anche per la sua atipica localizzazione, una perla del sud dItalia. E, infatti, uno di quei pochi abitati minori che, sfidando le minacce e le incursioni di pirati e popolazioni da mare, aveva scelto di localizzarsi sulla costa e non nellinterno. Soltanto i pisciottani e i fedeli frequentatori di questa costa, sanno che un altro elemento identifica questa località rendendola unica: si tratta della pietra locale che, in grandi ciottoli di colore grigio scuro irregolarmente striati di bianco, dalle forme squadrate che il mare ha levigato nel tempo, si accumulano subito a ridosso della fascia ghiaiosa della spiaggia, fino alla frazione di Marina di Campagna. Da maggio scorso, nella piazza principale, sono in corso lavori di riqualificazione che bisognerebbe piuttosto chiamare di devastazione. Lavori che, manco a dirlo, hanno come finalità la rimozione dei lastricati in pietra locale e la loro sostituzione con altri che, sia per la grana che per il colore, risultano di fatto completamente estranei allambiente costruito. Va pure detto che a forza di sostituzioni parziali il lastricato originario si era ormai rarefatto entro un disordinato patchwork di rappezzi: da quelli in stile, realizzati con lacciottolato e il mattone, ai klinker. Sta di fatto che, finanziato per una prima tranche con fondi Por Campania 2000-2006 (misura 4.12, tipologia E), il ripristino e restauro della piazza proseguirà, dopo la scadenza di novembre 2008, con ulteriori fondi mirati a estendere la nuova pavimentazione allintero tessuto medievale. E pensare che proprio di quei ciottoli da rimuovere sono fatti i rigorosi muretti a secco che recingono alcune proprietà sulla marina e che di questi stessi ciottoli, pazientemente scalpellati a mano dagli artigiani di una volta, sono (ancora per poco) lastricate, del tutto o in parte, le più belle cordonate e rampe che si arrampicano su per il paese; come pure alcuni spazi aperti davanti alle residenze storiche, alcuni slarghi e piazze. Ponendo una di queste pietre davanti alluscio delle abitazioni povere, si usava un tempo realizzare uno scalino essenziale - e forse proprio per questo particolarmente bello - utilizzato, senza aggiunta di alcun orpello, per superare il dislivello fra la strada e lingresso di casa. Ancora fino a due o tre anni fa, lungo la via Roma, era possibile trovare alcuni esemplari di questi bio-arredi antelitteram. Quello che lascia davvero perplessi è come questi lavori di sostituzione abbiano potuto ricevere il parere favorevole della Soprintendenza di Salerno, nella cui giurisdizione Pisciotta ricade. Non si capisce, fra laltro, come questo sia stato possibile in unarea doppiamente protetta in quanto ricadente nel perimetro del Parco del Cilento. Per una valutazione degli effetti che i lavori già stanno producendo basta attraversare il cantiere di piazza Pinto, ex cuore pulsante del tempo libero locale, temporaneamente congelato per dare modo al comune di spendere i fondi europei in tempo utile, con buona pace degli esercenti che degli utili ricavati in estate dai negozietti affacciati sullinvaso alberato vivono. Al momento è stato asportato il rivestimento in pietra lavica e sampietrini - effetto di una delle tante parziali ristrutturazioni precedenti - dal primo tratto delle scale che danno accesso al terrazzamento più alto del paese, dove hanno sede il palazzo marchesale del secolo XVI e gli altri edifici storici, per dare posto ad una triste pavimentazione in blocchi di anonima pietra grigio chiaro e beige, bocciardata industrialmente e tagliata a macchina in pezzature regolari. Non è il caso di dilungarsi con dettagli tecnici sulla qualità di questo ripristino che, fra laltro, è stato avversato dai pisciottani più sensibili: quelli che, nelle loro case, conservano gelosamente la pietra rimossa, riutilizzandola per realizzare camini o arredi in muratura. Circa la retorica della funzionalità cavalcata dai tecnici comunali per giustificare tanto scempio al motto di "così non si scivolerà pìù" e, al tempo stesso, la disattenzione a più sensati adeguamenti funzionali a favorire laccessibilità del paese ai diversamente abili, mi viene semplicemente da dire che sembra di essere tornati in pieni anni '70, allepoca delle battaglie dellAncsa sui centri storici. Ma, evidentemente, chi ha progettato questa sistemazione poco o nulla conosce di quella stagione dellurbanistica, nè del dibattito sul recupero e la riqualificazione dei centri storici; nonostante debba pur avere preso una laurea in architettura e, probabilmente, nella stessa facoltà nella quale io mi sono formata e insegno. Magari siamo ancora in tempo per fermare questa barbarie. Può sembrare provocatorio doverlo dire, ma è meglio perderli, questi benedetti fondi europei, che spenderli per denudare un posto della sua anima e della sua cultura. Lautrice è docente di Recupero e riqualificazione urbana presso la facoltà di Architettura dellUniversità Federico II