Alcuni cantieri aperti, poi, sarebbe auspicabile che venissero fermati, chiusi definitivamente, e mai più inseriti tra quelli da realizzare. In molti casi, il maggior ostacolo al proseguimento dei lavori è rappresentato dalla presenza nel sottosuolo di preziosi resti archeologici. Per effetto di tale presenza, del resto facilmente immaginabile, e in previsione di una eventuale sospensione dei lavori imposta dalla Soprintendenza, il Comune aveva già previsto, nel contratto con i costruttori, un cospicuo risarcimento a loro protezione e vantaggio. Tanto cospicuo da far candidamente confessare a uno di loro che il risarcimento sarebbe stato superiore allutile dellintera operazione immobiliare, e quindi la sospensione dei lavori sarebbe diventata quasi auspicabile e desiderata. La forte probabilità di ritrovare resti archeologici e lelevato risarcimento previsto dal Comune sono stati considerati, da tre coraggiosi avvocati impegnati in difesa dei cittadini, validi motivi per annullare il contratto, giudicato palesemente nocivo per la città e smaccatamente vantaggioso per i privati costruttori. Il documento compilato dagli avvocati, e depositato in Comune il giorno 27 febbraio 2008 sotto forma di lettera indirizzata al sindaco, è rimasto senza risposta; ulteriore conferma della maleducazione che i nostri amministratori dimostrano verso cittadini sani ed onesti. Oltre alle disfunzioni urbanistiche, i cantieri rimasti in sospeso mettono in luce un triste degrado morale: indifferenza della popolazione; apatia; noncuranza; accettazione passiva di fatti palesemente intollerabili. Il volto di Milano è sfigurato, ma nessuno protesta. Sarebbe possibile ripristinarlo e ridargli un aspetto decoroso, ma nessuno agisce. È ovvio che le maggiori responsabilità di questo triste spettacolo sono da attribuire allaministrazione comunale. Ma una quota di responsabilità ricade anche sui cittadini che accettano, passivi e abulici, di vivere e lavorare in un ambiente giunto ad un tale grado di sfacelo. Ma non è forse il male storico del nostro popolo quello di non sapersi o di non volersi ribellare a soprusi, ingiustizie, prepotenze? È un male di cui si fa conoscenza a scuola, leggendo le odi dei grandi poeti italiani, addolorati e indignati per la pavida acquiescenza del paese di fronte alle ripetute dominazioni straniere. Anche a Milano lo sconcio dei cantieri inconclusi, che deturpano i luoghi più vivi della città, va considerata una forma di dominazione, violenta e iniqua; un sopruso inflitto con prepotenza a una popolazione imbelle, apatica e vilmente rassegnata.