Il fiume è conosciuto anche con il nome di "Teverone". Nasce dal monte Tarino e scorre per 99 chilometri Laffluente si immette nel Tevere alle falde di Villa Glori, allAcqua Acetosa Il corso dacqua attraversa quattro quartieri: Ponte Mammolo, Trieste, Parioli e Monte Sacro Che lAniene esiste ed è il fiume che bagna Roma molti romani se ne sono accorti solo due mesi fa, quando il 21 maggio, con le piogge di fine primavera, laffluente del Tevere è uscito fuori dal suo letto allagando la zona di Corcolle, che parte dallVIII Municipio di Roma. LAniene i romani più edotti lo conoscono come affluente del Tevere, nel quale si immette presso la zona dellAcqua Acetosa, alle falde di Villa Glori. In realtà questo fiume nasce dal monte Tarino, tra i Simbruini, e scorre per 99 chilometri lungo un andamento tortuoso e violento, formando le cascate di Trevi e Tivoli. Nel territorio del Comune di Roma entra attraversando le zone di Lunghezza e Tor Cervara e quindi quattro quartieri: Ponte Mammolo con lo storico ponte omonimo, Monte Sacro con il medievale ponte Nomentano, il moderno ponte Tazio e il ponte delle Valli, Trieste e Parioli con lultimo ponte Salario, poco prima di confluire nel Tevere. I romani, sempre quelli edotti, lo chiamano familiarmente Teverone. E pensare che a fronte di questo fiume è stato istituito anche un Parco dellAniene, che termina proprio alla confluenza con il Tevere. E la Bassa Valle dellAniene, con il tratto urbano entro il Raccordo, dove pure sono cresciuti querceti, olmi e frassini, mentre vivono nel suo corso perfino gamberi e granchi di fiume. Il tutto sotto la gestione dellEnte RomaNatura, con sede a Villa Mazzanti, in via Gomenizza 81, al quale ci si può rivolgere per le visite. Ma è accaduto che lo sviluppo urbano ha snobbato lAniene senza nulla concedergli: non vi è una strada che ne accompagni il corso in veste di "lungoaniene" e non esistono piazzole per osservarlo, ad eccezione dei ponti che sono attraversati dal traffico e quindi neanche invitano ad ammirare. Ed è un fatto che, nonostante, listituzione del parco, pochi sono i tratti da ammirare, tra capannoni industriali e immondizia, e baracche; là dove fino agli anni Cinquanta qualcuno si azzardava anche a fare un bagno. Come rievoca una memorabile pagina dei "Ragazzi di vita" di Pasolini presso ponte Mammolo, con le scarpate della via Tiburtina inondate dal «rivolo della varecchina». E capita di fare scoperte straordinarie. Come a fronte della via di Pietralata, sulla riva destra del fiume, in corrispondenza dellingresso alla Riserva Naturale della Valle dellAniene su via Michelangelo Tilli, imbattersi nei resti di una cisterna romana a cunicoli con pozzi di età tardo repubblicana, distrutta dalla costruzione della strada. Scarso significato ha poi la striscia di verde del millantato Parco Conca dOro, eretto a fronte degli intensivi che hanno cancellato il territorio storico di Saccopastore, dove furono trovate nel 1929 e 1935 le due calotte craniche dellHomo neanderthalensis.