POMPEI (Napoli) - La visita è un giro a velocità laser. «Simbolico. Lo sa bene anche il ministro che in meno di unora non si può vedere che un millesimo degli scavi di Pompei», dice Salvatore Settis. Ma questa volta non è qui per far polemica, anzi. È stato invitato e ha accettato con piacere di partecipare con il ministro ai Beni Culturali Sandro Bondi al primo giro degli scavi commissariati, con tanto di commissario prefettizio, Renato Profili, due sottosegretari, Francesco Giro, vice di Bondi, e Nicola Casentino, vice di Tremonti, e poi tutti gli uomini dello staff del Collegio Romano, e onorevoli, e senatori, e cè anche Diana de Feo, senatrice moglie di Emilio Fede. La visita degli scavi è un giro ben selezionato. E ci pensa Giovanni Pietro Guzzo, soprintendente di Pompei, a far da cicerone ad un accaldato Sandro Bondi: si entra da porta Stabia, si va dritti alla casa del Melandro, si torna indietro. Fine. Nessuna passeggiata in mezzo al degrado, ministro? «Già lo conosciamo il degrado di Pompei. Questo giro è soltanto un simbolo del nostro impegno». Vicino a Bondi Renato Profili annuisce. Continuerà ad annuire anche allinizio della conferenza stampa, il prefetto appena nominato. Bondi replica quel desiderio di impegno per risollevare il degrado di un sito che è patrimonio dellUmanità e dellUnesco e che anche Silvio Berlusconi ribadirà dopo il suo consiglio straordinario a Napoli. I nodi, però, verranno al pettine dopo. Quando Bondi schizza via dallauditorium di Pompei diretto in prefettura, le domande dei cronisti affollano la sala e il sottosegretario Giro fatica a tenerle a bada, soprattutto quelle dei cronisti stranieri, troppo semplici per ottenere risposta. «Chi sono i responsabili di questo degrado di Pompei?», chiede nel suo inglese giapponese Kysomi Ota del Kyodo News. Inutilmente. Del resto bastano le domande dei cronisti italiani a far esplodere la polemica. Domanda semplice: si è detto che una delle cause del degrado di Pompei è lassenza dei custodi, il commissario Profili, dunque, tra le sue deleghe ha anche quella di provvedere a nuove assunzioni? La risposta di Profiliè secca: «Non non è nei miei compiti». La verità è che nellordinanza della sua nomina è scritto chiaro (articolo i, comma 2d) che spetta a lui affidare a soggetti privati la sorveglianza di Pompei. Ma a questo punto il prefetto Profili si alza di scatto: «Privati? Non ne voglio sentire parlare. Io conosco solo Stato, carabinieri, polizia, finanzieri». La conferenza stampa per lui è finita: va via di corsa. Peccato che ai privati Bondi aveva pensato di affidare un po tutto il risanamento di Pompei.