ROMA - «La preoccupazione è che le soprintendenze, per colpa dei drastici tagli, vadano verso un progressivo spegnimento. E la mirabile rete di controllo sul patrimonio artistico e paesaggistico, fondata da Giuseppe Bottai nel 1939, che il mondo ci ha invidiato e anche copiato. Se non funziona il meccanismo, allora tutto è perduto». Giulia Maria Crespi (foto), fondatrice e presidente del Fai, il Fondo per l'Ambiente Italiano, unisce la passione a una profonda conoscenza: «Rutelli aveva promesso nuove assunzioni di personale giovane. Bondi le ha sospese ma ha promesso di non bloccarle. Ma come farà ad assumere senza fondi? Cosa sarà di tante soprintendenze prive di tecnici e di mezzi, dalle auto alla benzina per finire a computer utilizzabili ai telefonini? Così le pratiche non fanno che accumularsi rendendo impossibile ogni controllo». Solo se le Soprintendenze fossero messe nella possibilità di operare «si potrebbe considerare l'ipotesi di una devolution alle regioni di alcune responsabilità legate al patrimonio. Perché la cosiddetta "finanza creativa", se applicata agli investimenti nel settore dei beni culturali, può diventare una "finanza distruttiva"». Giulia Maria Crespi però confida in un vecchio amico, il sottosegretario Gianni Letta: «Due giorni fa al telefono mi ha suggerito di aver fiducia perché alla fine, ha detto, tutti questi tagli non si faranno. Me lo auguro per l'Italia».
Giulia Maria Crespi: Il Fai: senza uomini e mezzi. E i problemi si accumulano
La preoccupazione è che le soprintendenze, a causa dei tagli, vadano verso un progressivo spegnimento. La rete di controllo sul patrimonio artistico e paesaggistico, fondata da Giuseppe Bottai nel 1939, potrebbe essere compromessa. Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente del Fai, si preoccupa per le soprintendenze prive di personale e mezzi. La "finanza creativa" potrebbe diventare "finanza distruttiva" se non applicata correttamente. Crespi confida in Gianni Letta, sottosegretario, che ha detto che i tagli non si faranno. La situazione potrebbe richiedere una devolution delle responsabilità alle regioni.
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