An: la legge non cambia, un emendamento bloccherà le modifiche. E il paesaggio diventa un bene culturale Per il senatore di An Pino Specchia, relatore del disegno di legge delega in materia ambientale «non ci sarà alcuna indiscriminata depenalizzazione dei reati a danno del paesaggio» La depenalizzazione sarà possibile solo per i lavori compiuti in difformità dell'autorizzazione e compatibili con il paesaggio. Niente aumento delle superfici o dei volumi L'articolo sotto accusa prevede la depenalizzazione degli abusi edilizi commessi nelle zone protette quando siano «compatibili» dal punto di vista paesaggistico II testo unico dei Beni culturali del 1999 prevedeva l'arresto fino a due anni e la condanna a ripristinare «lo stato dei luoghi a spese del condannato» ROMA E' ufficiale, e stavolta non ci sono esitazioni: «Non ci sarà alcuna indiscriminata depenalizzazione dei reati commessi a danno del paesaggio». Parola di Pino Specchia, senatore di Alleanza nazionale e soprattutto relatore del disegno di legge delega al governo per il riordino della materia ambientale. Specchia poi sillaba le parole: «Sia chiaro, ho presentato il mio emendamento col pieno consenso del governo e della maggioranza. Non prenderei mai un'iniziativa che non lo fosse...» La pietra dello scandalo è l'emendamento all'articolo 32 della legge delega così com'è stato modificato e approvato dalla Camera ora sotto esame della commissione Ambiente del Senato convocata per martedì 20. Tutto si basa sulla correzione dell'articolo 163 del testo unico dei Beni culturali del 1999, tuttora in vigore. Se una costruzione realizzata su aree protette (addirittura mai autorizzata), verrà dichiarata «compatibile» con i piani paesaggistici, non comporterà più alcun reato penale: anche nel caso di un aumento dì volumi rispetto a quelli autorizzati. Niente possibile arresto fino a due anni, addio obbligo di ripristinare lo stato delle cose com'erano prima dell'abuso. Quel testo così permissivo ha scatenato l'indignata reazione degli ambientalisti e di molti intellettuali che hanno firmato un recente appello sostenuto dal Fai, Italia Nostra, Wwf e Touring Club Italiano. Promette Specchia: «Questa depenalizzazione non si farà mai. Ho presentato un emendamento al testo arrivato dalla Camera. Si tornerà alla versione originaria voluta dal governo: depenalizzazione possibile solo per i lavori compiuti in difformità dell'autorizzazione che vengano giudicati compatibili col paesaggio. Niente aumento delle superfici o dei volumi consentiti. I materiali dovranno essere tra quelli previsti dagli strumenti di pianificazione paesistica. I trasgressori dovranno aver pagato la sanzione». Una marcia indietro, insomma. «Diciamo che c'è stata un'ampia riflessione nella maggioranza. E non è un mistero che lo stesso ministro dell'Ambiente Altero Matteo-11, che il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani e lo stesso presidente della commissione Ambiente del Senato, Emiddio Novi di Forza Italia, fossero nettamente contra-ri». Ma il famoso emendamento approvato alla Camera è stato presentato da tre deputati di Forza Italia, cioè Maurizio Lupi, Valter Zanetta e Francesco Brusco, Come risponde? «Se singoli deputati, forse nella confusione, riescono a far passare certe norme, magari su suggerimenti o pressioni, tutto questo appartiene alla responsabilità personale. Non implica certo la linea del governo. Il centrodestra ritiene prioritaria la tutela dell'ambiente e del paesaggio». E che ne dice dell'appello pubblicato dai giornali? «Lo condivido senza dubbio. Se quella norma fosse stata approvata, sarebbe stata probabilmente sfruttata per combinare altri guai». Quanto peso ha avuto il documento sul ripensamento della maggioranza? «Ne ha avuto, in parte. Abbiamo l'abitudine di analizzare tutti i possibili contributi. Ma per la verità, come possono testimoniare molti, avevamo già intenzione di modificare il testo arrivato dalla Camera». Quindi lei condanna l'iniziativa dei tre deputati di Forza Italia... «Non la condivido, è una cosa diversa. I parlamentari non sono tuttologi. Può capitare di approvare norme senza valutarne appieno le conseguenze». Specchia aggiunge un'ultima notizia legata all'approvazione da parte del Consiglio dei ministri di oggi del nuovo Codice dei beni culturali che per la prima volta considera il paesaggio un «bene culturale» a tutti gli effetti: «Se scopriremo che la materia è sufficientemente regolata dal Codice, probabilmente toglieremo direttamente dal nostro testo il famoso comma 2-bis all'articolo 32». Specchia coglie l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «II centrodestra nemico dell'ambiente? Una forzatura. Prendiamo il condono. Sarebbe stato meglio lasciare tutto senza regolamentazione, senza distinguere tra ciò che è sanabile e ciò che va demolito? Il centrosinistra dovrebbe spiegarci perché ci ha consegnato un settore abbandonato, senza nemmeno un piano per il bonifico delle aree a rischio ambientale». Paolo Conti EMENDAMENTO I favorevoli L'emendamento all'artìcolo 32 sulla depenalizzazione era stato presentato alla Camera da un gruppo di deputati di Forza Italia tra cui Maurizio Lupi, Valter Zanetta e Francesco Brusco L'APPELLO Icontrari Pochi giorni fa quattro associazioni italiane impegnate nella difesa dei beni culturali e del paesaggio (Fai, Italia Nostra, Wwf e Touring Club Italiano) hanno reso pubblico un appello contro la depenalizzazione firmato da cento prestigiose firme: tra gli altri Claudio Abbado, Riccardo Muti, Inge Feltrinelli, Ermanno Olmi, Cesare Romiti, Leopoldo Pirdli, Gae Aulenti, Salvatore Settis