La chiedono i Verdi in consiglio. L'assessore: «Prima l'inchiesta» Di Martino, Legambiente: «E' stata persa un'occasione per rendere un servizio alla città» L'inchiesta sul sequestro del cantiere delle Cascine di Tavola arriva in consiglio comunale. E' stato il Verde Tommaso Rindi, presidente della commissione Urbanistica a chiedere in un question time, la sospensione delle autorizzazioni agli interventi, ovvero la concessione edilizia, rilasciata il 15 marzo 2005 (su parere della precedente commissione). Negativa la risposta dell'assessore all'Urbanistica Stefano Ciuoffo che ha fatto presente come gli atti amministrativi non possano, allo stato attale, sovrapporsi a quelli della magistratura. L'assessore ha fatto presente che, nel caso l'inchiesta penale arrivasse ad accertare l'illegittimità del nulla osta della Soprintedenza (l'ultimo del 2004), «verrebbe meno anche il presupposto - ha spiegato - sul quale il Comune ha concesso l'autorizzazione». Una spiegazione che non è piaciuta al presidente di Legambiente Franco Di Martino (l'associazione assieme a Italia nostra ha presentato nel 2006 i due esposti redatti dal'avvocato Mariateresa Miraglia poi diventati la base dell'inchiesta). «L'assessore all'Urbanistica - è il commento - ha perso una buona occasione per rendere un servizio alla città non facendo nulla per bloccare un intervento oggettivamente sbagliato e brutto. Ci aspettavamo una più esplicita presa di posizione». Anche l'opposizione ha chiesto chiarimenti. E' stato Giovanni Luchetti, coordinatore provinciale di Forza Italia, a chiedere in un'interrogazione urgente «se il Comune era a conoscenza che alle Cascine di Tavola era in atto una ristrutturazione anziché un intervento conservativo», quale sia stato l'iter che l'amministrazione ha adottato per autorizzare i lavori e quale il motivo che ha portato gli uffici a dare il via libera. In realtà la storia del progetto di ripristino delle Cascine è lunga e tormentata. Parte negli anni Ottata quanto Agrifina, proprietaria del "quadrilatero" medieceo e degli annessi (uno stabile datato 1929 poi venduti alla Fattoria Medicea), chiede di procedere. E' nel 1990 che la Regione, nel Piano quadro, ne indivuda la destinazione d'uso ricettivo-alberghiera (mai modificata nei passaggi successivi) ed è proprio nello svolgersi degli anni Novanta - è del dicembre 1997 l'approvazione da parte del consiglio comunale del piano di recupero - che la pratica fa avanti e indietro dal Comune alla Soprintendenza per ben due volte (nel 1994 il bene viene posto sotto tutela dal ministero dei beni culturali). E' la Soprintedenza (al vertice Lolli Ghetti) che mette (nel 1995) e ribadisce (nel 1997) paletti stretti: niente residenziale nella parte, quella più antica, del quadrilatero; ok agli interventi che però devono essere di restauro o conservativi; no alla parcellizzazione dell'immobile storico. Cosa accade, dunque, nel lasso di tempo che intercorre tra il 1997 e il 2004 anno del terzo e ultimo parere della Soprintendenza che dà il nulla osta alla ristrutturazione? E' proprio quello che sta cercando di accertare la magistratura che ha iscritto nel registro degli indagati per abuso d'ufficio e danneggiamento di bene vincolato, la soprintedente responsabile del procedimento, Fiorella Facchinetti. Fatto sta che nella relazione 2004 non si fa cenno della destinazione d'uso degli immobli che compongono il complesso mediceo e che nel progetto - più o meno in concomitanza - spariscono le indicazioni per la realizzazione di circa 80 piccole unità immobiliari (cucina, camera ecc ecc) e compare invece l'indicazione "rta": residenza turistico alberghiera. Secondo Legambiente e Italia nostra, nella sostanza, nulla sarebbe cambiato se non le definizioni. Il risultato? Ottanta residence nella parte storica, un'altra trentina di abitazioni nell'immobile più recente. C.O.