Nuova tegola per il ministro Letizia Moratti Una riforma 'all'americanà dello statuto giuridico dei docenti universitari. Questi i contenuti dello schema di ddl delega del ministro dell'Università, Letizia Moratti, che il comitato di presidenza della Conferenza dei rettori (Crui) chiede di non presentare al Cdm di oggi. Ecco i contenuti del disegno di legge. CONCORSI: dopo sei anni di concorsi locali, si torna alla prova centralizzata. I concorsi dovrebbero tenersi ogni due anni, alternativamente per professori ordinari e associati. Il numero dei posti banditi supererà del 20 il fabbisogno espresso dagli atenei, che dovranno dimostrare di avere le risorse finanziarie necessarie. Il 15 dei posti per associati sarà riservato ai ricercatori con almeno 5 anni di insegnamento. DURATA INCARICHI: i vincitori dei concorsi avranno contratti a termine della durata massima di tre anni, rinnovabili per altri tre, al termine dei quali gli atenei dovranno decidere se nominare in ruolo il docente, o rimandarlo a casa. RICERCATORI: la figura scomparirà e sarà sostituita da profili in possesso di laurea specialistica o titoli superiori (master, dottorati), inquadrati con collaborazioni coordinate e continuative quinquennali, rinnovabili una volta sola. RETRIBUZIONI: saranno variabili. Non ci sarà alcuna penalizzazione per chi svolge attività professionali esterne all'Università, ma aumenterà il carico di lavoro. La retribuzione fissa sarà legata allo svolgimento di 350 ore annue, di cui almeno 120 per la didattica. La quota variabile sarà, invece, legata a ulteriori impegni nella ricerca, nella didattica e nelle attività gestionali (anche sulla base di incarichi di organismi privati), o ai risultati raggiunti. APERTURA AI PRIVATI: gli atenei potranno svolgere progetti di ricerca in convenzione con imprese o fondazioni, che prevedano incarichi triennali rinnovabili per docenti, i cui oneri saranno a carico delle istituzioni private. STUDIOSI: gli atenei potranno coprire una quota non superiore al 6 delle docenze attraverso la nomina in ruolo di studiosi italiani o stranieri di chiara fama. Ma le Università potranno anche stipulare con gli studiosi contratti di diritto privato, per un massimo di tre anni. La riforma dell'università è indispensabile per il rilancio della competitività. E' un vero e proprio appello quello che il presidente della Confindustria, Antonio D'Amato, ha fatto nel suo intervento alla Luiss dove si è svolta la quinta lezione "Angelo Costa" tenuta dal prof. Andreu Mas-Colell dell'università Pompeu Fabra di Barcellona. "La competitività si gioca facendo quelle riforme economiche e sociali che sono indispensabili per il paese - ha detto D'Amato - abbiamo oggi alcune questioni aperte molto significative, a partire dalla riforma delle pensioni ma c'è una riforma veramente indispensabile ed è quella dell'università". Secondo il presidente di Confindustria la riforma dell'università "è una responsabilità cui la politica non può sottrarsi perchè se non si mette finalmente in moto nel nostro paese e negli altri paesi europei la capacità di creare università più aperte o in grado di accogliere i cervelli che l'Europa continua a perdere la strada di Lisbona è una strada che non percorriamo". Uno degli obiettivi fissati dal vertice di Lisbona è quello di arrivare "al 70 della popolazione attiva e che lavora - ha ricordato D'Amato - e per rispettarlo serve una massa d'urto formidabile in ricerca e innovazione". Senza la riforma dell'università "ci troveremo impreparati - ha concluso D'Amato - rispetto all'obiettivo di diventare più forti, più efficienti e più competitivi". No al ddl Moratti sullo stato giuridico della docenza universitaria: questa la protesta avanzata da Antonio Marsilia, segretario generale della Cisl Università. "Il modello americano con contratti a termine per i docenti e l'abolizione della figura dei ricercatori non sono la soluzione ai problemi dell'Università - afferma Marsilia in una nota - Pensare di sostituire i ricercatori con i co.co.co credo sia un segnale evidente di come si sia deciso di smantellare il sistema universitario nazionale". Marsilia esprime perpelssità anche nei riguardi della flessibilità: "La bandiera della flessibilità non è compatibile con i settori della ricerca e della didattica che proprio per la loro natura richiedono processi di lavoro che a volte durano anni". " E' stata proprio la mancanza di certezze e di prospettive - conclude - a favorire la fuga dei cervelli e a portarci in posizioni non invidiabili nella classifica della competitività. Ora, invece, si pretenderebbe di proporre a sistema il precariato selvaggio".