Lassessore alla cultura Gozzini: "Il problema non è il Forte Belvedere, ma luso che ormai ne viene fatto" "La novità del piano sicurezza era la presenza di sei vigilanti" Il sopralluogo è stato fatto così come previsto dal testo: sono andati due nostri tecnici, tutto in regola Assessore Gozzini, cosa prevede nel dettaglio quel piano? «Tra le varie misure, quella più significativa è proprio la previsione di sei operatori per controllare lintero spazio del Forte Belvedere. E questo il sostanziale elemento di novità rispetto a due anni fa. E, secondo più di un testimone, quei guardiani erano regolarmente in servizio, laltra notte al Forte». La convenzione stipulata tra Comune e Archeologia prevede, allarticolo 3, che, prima della cessione del Forte alla cooperativa, dovesse essere effettuato un sopralluogo sullo stato di sicurezza dellarea. Quel sopralluogo è stato fatto? «Sì, lo hanno effettuato per conto del Comune due tecnici, Cestelli e Cantini. Tutto si è svolto nella maniera più regolare». Al termine del sopralluogo, sempre secondo la convenzione, doveva poi essere compilato un verbale. Cosa cera scritto? «Che tutto era stato trovato perfettamente a norma. Nessuna irregolarità. Successivamente è stata firmata la convenzione che attribuiva la responsabilità del Forte alla cooperativa». Dopo la morte di Veronica Locatelli Palazzo Vecchio ha avviato unindagine amministrativa, affidata alla direzione Cultura. Cosa si sta cercando di capire? «Si tratta di uninchiesta interna, affidata al dottor Giuseppe Gherpelli, finalizzata a capire cosa sia successo martedì notte e a verificare che, sotto laspetto della sicurezza, fosse tutto in regola, così come sembrano confermare i primi accertamenti. E un procedimento amministrativo normalissimo, una prassi che si rende necessaria quando accadono episodi di questa gravità». Se le misure di sicurezza sono state rispettate, come mai due morti nel giro di due anni? Crede che il Forte sia una struttura inadeguata? «Io credo che dopo due disgrazie in soli due anni debbano essere presi dei provvedimenti. Ma non credo che il problema sia il Forte di per sé». Eppure il Forte è una struttura militare, non è stata concepita per accogliere concerti o eventi culturali. «Non credo che sia questo il problema. In Italia e nel mondo ci sono moltissime strutture storiche che vengono utilizzate per questo tipo di eventi. E a dimostrazione di ciò al Forte, in decenni di attività, non si erano mai verificate, prima del 2006, tragedie di questo tipo. Per quanto mi ricordi, ci sono state in passato delle serate con unaffluenza di gran lunga maggiore rispetto a quella di martedì». E allora qual è il problema? «Nella mia opinione, del tutto personale, credo che a essere cambiato non sia il Forte, che evidentemente è rimasto lo stesso in tutti questi anni, ma il modo in cui viene usato. Con questo non voglio dare dei giudizi avventati. Sicuramente quei due ragazzi si stavano comportando in maniera normalissima. Però col passare del tempo sono subentrate delle nuove esigenze, dei nuovi comportamenti, dei nuovi usi, e questi episodi tragici dimostrano che è arrivato il momento di farvi attenzione e prendere provvedimenti adeguati». Quindi ritiene che le misure prese finora siano insufficienti? «Probabilmente a essere insufficiente è la tipologia delle misure prese. Fino ad oggi sono stati adottati provvedimenti preventivi, come lilluminazione o le transenne che dovrebbero impedire laccesso alle aree pericolose. Due morti in due anni dimostrano che non basta pensare alla prevenzione, ma bisogna adottare degli interventi strutturali». Quali ad esempio? «E presto per dirlo. Bisogna aspettare la fine dellinchiesta affidata al dottor Gherpelli, e successivamente trovare un accordo con la Soprintendenza. Ovviamente non penso a interventi invasivi dal punto di vista estetico, ma sicuramente servono delle strutture permanenti: come una rete, o delle ringhiere. Che, lo ripeto, andranno studiate nel dettaglio al termine dellindagine amministrativa».