Qui si costruisce meno che nel resto dItalia E meglio In Toscana si costruisce molto meno che nel resto dItalia. E si sparge negli ultimi tempi assai meno cemento che dieci anni fa. Merito delle leggi regionali che sono intervenute dopo il boom degli anni 90, come sottolinea lassessore toscano allurbanistica Riccardo Conti, che ieri ha presentato i dati nel corso di un convegno sul consumo del suolo in Toscana, oppure del calo demografico o della crisi economica? Forse la sintesi del tutto. Fatto sta però, che su due milioni e 300 mila ettari di suolo della regione, nel 2006 quelli edificati erano 102.569, il 4,5 del totale. Un dato che, se confrontato con gli ettari cementificati del 2000 (99.363) rivela un aumento in sei anni solo del 3: assai poco se paragonato con il 16 di crescita nazionale nel decennio 1990-2000. «Si è imparato a recuperare», spiega Chiara Agnoletti, la ricercatrice dellIrpet che ha messo a punto lindagine sulluso del suolo nella regione usando i dati della rilevazione fatta nel 2006 dalla Regione tramite linterpretazione delle immagini satellitari del progetto europeo Corine Land Cover. Corine era già stato usato nel 2000 e laggiornamento ha permesso il confronto. Si è imparato a riusare i contenitori vuoti, a riadattarli a destinarli usi diversi dei primitivi. Ma la lodevole impresa non è esente da rischi, spiega lindagine. Da un lato si usa terreno già edificato e non si consuma ulteriore suolo, ma dallaltro troppo spesso i recuperi non vengono programmati in modo tale da evitare di appesantire poi il territorio circostante. Succede così che allaumento di carico insediativo non corrisponde unanaloga crescita dei servizi e delle infrastrutture. Laltro punto critico è lo «sprawl», la crescita dellurbanizzazione diffusa: negli ultimi anni si costruisce meno, ma lo si fa spesso anche in modo irrazionale, preferendo agli agglomerati riuniti le urbanizzazioni che lascino spazi vuoti tra luno e laltro edificio, consumando così più suolo e incrementando luso dellauto. E forse, azzarda Agnoletti, ciò è anche dovuto allesplosione di seconde e terze case suggerite dalla sicurezza del mattone in anni di crisi economica. Tanto che, mentre i prezzi delle abitazioni negli anni 90 erano stabili, dopo sono cresciuti a dismisura. Non è un panorama solo roseo dunque quello delledificazione in Toscana. Comunque è una delle rare regioni dItalia, sottolinea Conti e lo riconosce anche Fausto Ferruzza di Legambiente, dove i boschi e il famoso paesaggio agricolo disegnato da secoli di mezzadria hanno conservato un loro ampio spazio. Nel 2000 le aree a bosco erano il 50,1 del territorio e quelle agricole il 45,1. I territori urbanizzati sono cresciuti soprattutto a discapito delle aree rurali, cui si sono tolti 3 mila ettari mentre ai boschi ne sono stati sottratti solo 170. Lurbanizzazione aumenta soprattutto nelle aree di Firenze, Pisa e Arezzo, meno a Pistoia, Siena e Massa. In ogni caso, dal satellite non si vede mai quella continuità di agglomerati, ville e villettine che ormai coprono del tutto le regioni del nord est, dice Conti. Alla faccia, lascia intendere, di quanti accusano la Toscana di essersi cementificata. Se poi vogliamo individuare più in particolare gli assi dellurbanizzazione, vincono il corso dellArno e le direttrici che partono da Firenze: oltre al percorso di connessione con la prima cintura a sud-ovest, anche tutto larco inferiore che va verso la costa attraverso Empoli, Valdarno inferiore, Valdera, la direttrice Firenze-Valdarno-Arezzo-Valdichiana, il Mugello. Laumento degli insediamenti abitativi, sostiene lIrpet, è stato determinato soprattutto dalle dinamiche demografiche con una crescita del benessere e del 10 delle famiglie tra il 2001 e il 2006. Ma contribuisce anche la recessione economica che trasforma le case in beni di investimento: «La diminuzione della crescita di consumo del suolo - dice Conti - testimonia il successo dellaver messo sotto controllo un fenomeno che iniziava a diventare negli anni 90 preoccupante, anche se ben lontano dalle dimensioni denunciate da qualcuno sulla base di una cattiva manipolazione di dati Istat. Buona parte del successo dipende anche dai Comuni». Il problema è adesso, secondo lassessore, laumento dei prezzi: «Sono state favorite enclave troppo esclusive, dobbiamo riscoprire politiche di contrasto alla rendita e di valorizzazione del reddito».