Esordio del nuovo presidente della società controllata dal Comune per i servizi culturali, Francesco Marcolini, alla presentazione delle "Lezioni di Storia": «Dobbiamo progettare le iniziative, ma a realizzarle devono pensarci i privati portando sponsor e risorse» «PIÙ SPAZIO sarà dato alla storia, soprattutto a quella del Novecento» Alla sua prima uscita pubblica, ieri alla presentazione delle Lezioni di Storia in Campidoglio, il nuovo presidente di Zètema Francesco Marcolini chiarisce meglio le idee guida che seguirà nel suo mandato alla testa di quella che è divenuta negli ultimi anni la più importante società controllata dal Comune di Roma per i servizi culturali. Una posizione, quella di Zètema, che è stata considerata di privilegio da parte degli operatori privati, che non hanno risparmiato aspre critiche e non hanno mancato di sottolinearne la posizione di vantaggio con un esposto all'Unione Europea. Tuttavia fin dal suo insediamento Marcolini, in un comunicato congiunto con l'assessore alla cultura del comune Umberto Croppi, ha cominciato a parlare di nuova «perimetrazione», metafora forse non felice ma piuttosto chiara per manifestare la volontà di fare un passo indietro: «Zètema è vincolata a dare supporto logistico -organizzativo alle iniziative del comune, ma in questi anni ha anche sviluppato le risorse culturali per supportare e organizzare progetti - spiega Marcolini -. Inoltre ha realizzato eventi grandi e piccoli, spesso sottraendoli ai privati, e qui intendo per esempio anche le cooperative. L'indirizzo che vorremmo prendere è invece quello di creare perimetri, visto che la notte bianca non si farà, ad esempio si potrebbe lanciare una "notte dei musei", che deve essere progettata da Zètema ma poi realizzata dai privati». Un passo indietro dunque? «Non esattamente, poiché i privati dovranno essere in grado di reperire risorse, attraverso sponsor, o la commercializzazione... » Questo delle risorse dei privati appare un mito un po' desueto. «Non si dica però che è un'idea di destra: l'auto finanziamento è uno dei punti qualificanti anche dell'ultimo bando dell'Estate Romana fatta dalla precedente amministrazione comunale». L'idea degli eventi non è nuova, quali altre direzioni volete prendere? «Ci interessa portare Roma al centro del dibattito sulla storia, e queste "lezioni" sono una iniziativa su cui vorremmo puntare, allargandone anche il raggio d'azione». In che senso? «Aprendole anche ai ricercatori e non solo ai professori per esempio. Ma in questi anni è stato dato poco spazio alla storia del Novecento, probabilmente per il timore di urtare sensibilità e creare polemiche. Credo invece che offrendo diversi punti di vista il secolo scorso sia un tema che possa e debba essere affrontato». Sdoganare il Novecento insomma, ma le Lezioni di storia hanno un carattere divulgativo, che non è equivalente al dibattito storico in senso scientifico. «Intanto esiste una divulgazione scientifica, ma comunque le manifestazioni dovranno essere sviluppate e concertate assieme agli studiosi e le case editrici».