C'era una volta il corso di laurea in Scienze per i Beni culturali: un fiore all'occhiello per la sede aretina dell'Università di Siena. Da oggi, salvo dietro front dell'ultim'ora, quel corso non esisterà più. A sancirne la fine, dopo 14 anni di vita, è la delibera che il Consiglio di Facoltà si accinge ad approvare. Una sforbiciata (dall'anno accademico 2009-2010) che non può certo passare inosservata. Contestatissima dagli studenti e da una parte dei docenti. - Il corso. Per inquadrare il tema facciamo subito parlare le cifre. Gli studenti iscritti al Corso di laurea triennale sono 230, con un trend di 50 matricole all'anno. Numeri di tutto rispetto che collocano Scienze per i Beni Culturali nel terzo gradino del podio dei corsi più "gettonati" di Lettere e filosofia. E questo corso è stato fra i primi del genere attivati in Italia, insieme alle facoltà di Beni culturali di Viterbo e di Udine. Motivo di prestigio per Arezzo, punto di riferimento formativo per tanti giovani, apprezzato per la qualità dell'insegnamento e per gli sbocchi professionali connessi a un indirizzo così specifico e richiesto dal mercato del lavoro. - Competizione. E' del 19 giugno l'assemblea degli studenti, con relativa mozione, finalizzata a scongiurare il taglio. A quanto pare non è servita. Chi vorrà scegliere un percorso formativo come quello che per quattordici anni ha avuto sede ad Arezzo, ora dovrà bussare altrove. A Firenze, Perugia e Roma, oppure, e sembra un pradosso, presso le altre sedi dello stesso ateneo senese. Quello che da noi si toglie, ricompare infatti a Siena e a Grosseto: "Beni culturali", presso la facoltà di Lettere della città del Palio e "Conservazione e gestione dei beni culturali" presso la sede maremmana. Una decisione, questa, che in qualcuno ha fatto sorgere il dubbio della competizione tra le sedi della stessa università, frutto di pressioni e forze contrapposte. - "Contro logica". Anche nel corpo docente i mal di pancia sono evidenti e diffusi. C'è chi, soprattutto fra gli insegnanti forestieri, non ha gradito la manovra. Una soppressione definita contraria a ogni logica. In rotta di collisione con il testo di riferimento del CNVSU (Comitato nazionale per la valutazione del servizio del sistema universitario), che così recita: "il percorso... deve puntare ad ottenere una elevata qualità dei corsi di studio e quindi occorre partire dalle esigenze di qualità e sulla base di queste verificare le risorse disponibili". E secondo i professori contrari al colpo di forbice, il Corso di laurea in Scienze per i beni culturali garantisce in pieno sia la qualità del processo formativo che l'alto numero di studenti. Eppure si va verso il taglio. La fine di una esperienza che per quasi tre lustri si è rivelata un'importante risorsa, con addentellati sempre pià stretti creati tra università e istituzioni del territorio. - "Lettere". Al posto del corso di laurea soppresso, subentra un nuovo corso triennale, Lettere, che assorbirebbe le Scienze per i beni culturali. L'operazione non suona però rassicurante alle orecchie di chi teme la perdita, da parte del corso stesso, di quella specificità e riconoscibilità che garantiva al corso in Beni culturali un suo peso, sia formativo che in termini di sbocchi professionali. Di spessore, poi, i nomi di alcune personalità del mondo dei Beni culturali che nel corso degli anni hanno fatto parte del corpo docente: da Alessandro Bonsanti ad Antonio Paolucci, da Mario Lolli Ghetti a Giorgio Galletti, da Mario Ciatti a Carlo Sisi, fino a Mara Nimmo. - Dissenso. Il Consiglio di Facoltà che oggi va a deliberare ha ricevuto nelle ultime settimane dimostrazioni di aperto dissenso sulla scelta. Prese di posizione sono scaturite sia dai docenti di ruolo che a contratto, mentre gli studenti si sono mobilitati e auto convocati in assemblea con la presentazione di un documento di denuncia e di rigetto. Missive sono state indirizzate al Preside della facoltà, Camillo Brezzi, ai presidenti dei corsi di leaurea e ai componenti della giunta di facoltà, al Rettore dell'Università degli studi di Siena, al presidente del Nucleo di Valutazione. - Stupore. La soppressione viene definita un vero "attentato" alla razionalità dell'offerta formativa, un duro colpo alle "legittime aspettative degli studenti" e "al rilievo nazionale della facoltà". E viene espresso stupore per il fatto che non sia stato fatto nulla per scongiurare quanto oggi, nero su bianco, dovrebbe avvenire. La fine, dopo quattordici anni, del Corso di Laurea i Scienze dei beni culturali alla sede aretina dell'Università di Siena
SIENA - Beni culturali addio: sparisce la laurea.
Il Corso di laurea in Scienze per i Beni culturali della sede aretina dell'Università di Siena viene soppresso dopo 14 anni di vita. La decisione è stata presa dal Consiglio di Facoltà e contestata dagli studenti e da parte dei docenti. Il corso era uno dei primi del genere attivati in Italia e aveva un trend di 50 matricole all'anno. La soppressione del corso è stata decisa in seguito a una competizione tra le sedi dell'università, con il Corso di Lettere che assorberà le Scienze per i Beni culturali. I docenti e gli studenti hanno espresso dissenso sulla scelta e hanno presentato dimostrazioni e missive.
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