La proposta del presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica in vista dell'evento a Milano nel 2015 Oliva: serve un osservatorio per monitorare gli interventi «Quale sarà il volto di Milano nel 2015 è difficile sapere: le decisioni da prendere e le scelte da compiere in un lasso di tempo molto breve», ha dichiarato Federico Oliva, presidente nazionale dell'Inu (istituto nazionale di urbanistica),« richiedono una tabella di marcia molto serrata. L'incognita maggiore, riguardo alla possibilità di successo della manifestazione, è legata al fattore tempo». Nelle parole di Oliva è la sintesi dell'incontro dello scorso 7 luglio, organizzato dall'Inu Lombardia, presso l'Acquario Civico di Milano - unico edificio integro della precedente Esposizione Universale, ospitata dal capoluogo meneghino nel lontano 1906, per avviare la costituzione di un Osservatorio sull'Expo 2015. I dubbi, rappresentati dalle incertezze e dalle lungaggini burocratiche tipiche dell'agire italiano, hanno sollecitato l'attenzione di intellettuali e docenti universitari - Fortunato Pagano, Presidente Inu Lombardia; Guido Martinotti, docente di sociologia, università degli studi di Milano Bicocca; Piercarlo Palermo, preside della facoltà architettura e società, Politecnico di Milano; Giacomo Vaciago, docente di Politica Economica, università Cattolica di Milano; Augusto Cagnardi, architetto di Gregotti associati; Silvano Tintori, vicepresidente dell'ordine degli architetti della provincia di Milano; Carlo Alberto Barbieri, docente di urbanistica, Politecnico di Torino, che riuniti a convegno hanno siglato virtualmente un patto per monitorare, ciascuno in base ai propri interessi disciplinari, quali accelerazioni, quali innovazioni e quali ritardi subirà il processo di modificazione della città nei prossimi anni. «Una città che inaugura il Passante Ferroviario, completato in circa un trentennio di lavori», ha continuato Oliva, «ce la farà a realizzare in soli sette anni la Brebemi, la Pedemontana e la Tangenziale esterna Est, opere solo progettate e non ancora finanziate o, alcune, finanziate in parte, Milano dovrà affrontare problemi legati alla ricettività, alla sicurezza, alla sanità oltre che alla mobilità, ma finora si è assistito solo ad una banalizzazione dei problemi veri e ad una disattenzione per le difficoltà dell'impegno assunto. La città deve cambiare metodo ed assumere registri di gestione altamente qualitativi, commisurati alle dimensioni del processo e capaci di sostituire i vecchi modelli, modulati per gestire inefficacemente processi piccoli». «Il ruolo dell'Osservatorio Inu Lombardia, attraverso valutazioni ma anche critiche vivaci, sarà quello di vigilare sulle trasformazioni di tutta la regione metropolitana milanese con l'obiettivo», ha dichiarato Pagano, «di offrire, in una prospettiva di collaborazione, un contributo nella direzione del salto di qualità richiesto, affinché l'occasione offerta dall'Expo possa essere efficacemente colta dall'ambito urbanistico interessato, evitando la compromissione dei risultati a causa di iniziative di dubbia sostenibilità urbanistica e ambientale o di interventi, anche pubblici, di dubbia opportunità». Negli interventi di tutti relatori si è palesata la preoccupazione per il futuro di Milano, «che», ha affermato Vaciago, «fra sette anni dovrà muovere in soli sei mesi ventinove milioni di persone. Come potrà farcela Milano se, in linea con il resto dell'Italia, ma in opposizione alle altre metropoli del mondo, vede crescere, ancora oggi, i tempi di percorrenza di tutti i sistemi di trasporto?». La mobilità sembra dunque il nodo cruciale del sistema Expo, che avrà risorse ingentissime da utilizzare (ndr. l'11 luglio il dpef ha stanziato 1480 milioni di euro per la realizzazione di Brebemi, Pedemontana e Tangenziale est esterna, oltre alle due nuove linee della metropolitana e al sito della fiera del 2015) in una situazione molto complessa e difficile, come ha puntualizzato Cagnardi, illustrando illuminanti esempi di città fra cui Parigi, Lisbona, Shangai, Siviglia, che hanno saputo gestire grandi eventi espositivi, intervenendo su grandi aree e grandi corridoi trasportistici. Una sfida enorme, che Barbieri propone di risolvere lanciando un ponte solidale tra Milano e Torino. La città della Mole Antonelliana, fresca dei successi dell'Uia, il congresso mondiale degli architetti, celebrerà nel 2011 i centocinquanta anni dell'Unità d'Italia. «I grandi festeggiamenti per l'importante anniversario già in preparazione», ha precisato Barbieri, «potrebbero facilitare Milano a svolgere il proprio compito in vista dell'Expo, e trarre benefici e suggerimenti di coesione e condivisione di obiettivi, di solidarietà sociale e di gestione strategica delle trasformazioni, che hanno consentito a Torino di tornare alla ribalta mondiale».
MILANO - Expo, rischio tempo per le opere
Il presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica, Federico Oliva, ha sottolineato l'importanza di un osservatorio per monitorare gli interventi per l'Expo 2015 a Milano. La città dovrà affrontare problemi legati alla ricettività, alla sicurezza, alla sanità e alla mobilità. L'Osservatorio Inu Lombardia sarà responsabile di vigilare sulle trasformazioni della regione metropolitana milanese e offrire un contributo nella direzione del salto di qualità richiesto. La mobilità è il nodo cruciale del sistema Expo, e la città dovrà gestire grandi eventi espositivi con risorse ingentissime.
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