Gli studenti: "Una facoltà fantasma" Una "fabbrica" di professionisti dello spettacolo che strizza locchio a Sanremo, nata del 2001. E semideserta Nessuna struttura di accoglienza per i ragazzi, alle prese anche con la scarsa offerta culturale proposta dalla città. Quando è nato, nel 2001, era parso a molti una scommessa azzardata: insegnare i mestieri legati allo spettacolo in una realtà piccola come Imperia, strizzando locchio a Sanremo. Ma, dopo liniziale entusiasmo e centinaia di iscritti, il Dams oggi appare sempre più come una cattedrale nel deserto: un legame pressoché inesistente con il mondo della musica in un contesto di scarsa offerta culturale, nessuna struttura per gli studenti che vengono da fuori, una laurea specialistica che di specifico ha ben poco, e iniziative lasciate allimpegno degli allievi e dei singoli docenti. E poi, i numeri «scabrosi», per dirla con il tutor della facoltà Enrico Pertichini: appena 40 iscritti lanno, che si assottigliano a poco più di una decina alla specialistica, e sessioni di laurea anche per un solo studente. Tanto che qualche ex allievo parla addirittura di "facoltà fantasma". La sede. Il Dams «è sempre a rischio di non avere i requisiti minimi - dice il professor Vittorio Coletti, membro dellAccademia della Crusca e docente di Storia del melodramma al Dams - non può restare sulla linea di galleggiamento. Il corso è nato a Imperia su richiesta del comune di Sanremo e prevedeva, come prima condizione per sopravvivere in un ambiente ristretto e mal collegato, una struttura di accoglienza che ancora non cè». La scarsa offerta culturale della città, inoltre, è un serio limite. «Un corso di laurea che già non dà numerosi sbocchi professionali - continua Coletti - deve garantire almeno una forte preparazione culturale. Se studi teatro, però, a teatro ci devi andare! A Imperia, invece, non cè nulla, nemmeno una rassegna teatrale». «La mia impressione è che il Dams sia nato tra grandi entusiasmi e reali speranze, ora ridotte quasi a nulla per cause probabilmente gestionali e organizzative», commenta Margherita Rubino, docente di Teatro e drammaturgia dellantichità alla Facoltà di Lettere dellUniversità di Genova. Lofferta didattica. Laccoglienza non è lunico tallone dAchille: «Quando il Dams è nato - continua Coletti - il rapporto con la musica e la tv doveva essere più forte. Invece è mancato, per una miopia generale. E il paradosso è che, tra le quattro materie insegnate da docenti di ruolo, musica non cè. Così la facoltà ha una scarsa identità». Il piano di studi risulta poco chiaro agli occhi di molti. «Non cè unofferta precisa - dice uno studente a capo di unassociazione interna al Dams che preferisce restare anonimo - questo genera confusione. E pensare che potrebbe essere una realtà specifica, di nicchia. Invece si sforza di essere di tutto un po, perdendo tipicità, ed è un peccato». «Un altro problema - dice un autorevole professore che chiede di restare anonimo - è la mancanza di personalità di rilievo nelle materie caratterizzanti, che facciano da richiamo». Sotto accusa, soprattutto la laurea specialistica. «Se nella triennale il piano di studi è valido e dallanno prossimo si differenzierà in due curricula, cinema e teatro - precisa Enrico Pertichini - la specialistica invece lascia molto a desiderare, ti ritrovi materie generiche. Insomma, un controsenso». Tanto gli iscritti sono pochissimi, e spesso capita che a seguire un corso ci sia una sola persona. «Ma i professori fanno lezione lo stesso», precisano gli studenti. Prospettive di lavoro. Altro tasto dolente, gli sbocchi occupazionali. Anche se alcuni allievi parlano con entusiasmo delle opportunità che hanno saputo cogliere e dellottimo rapporto con i docenti che hanno messo a disposizione i loro contatti, quello che emerge è una certa confusione. Francesco Bertazzo, rappresentante degli studenti di Lettere allUniversità di Genova, è critico: «Spiegare gli sbocchi occupazionali del Dams è una tragedia. Da un anno allaltro sbucano figure campate in aria, tutte giri di parole. Ci vorrebbe più chiarezza da subito». «Lanno prossimo andrò a Milano perché Imperia offre poco - dice Enrico Pertichini - Se fosse a Genova, sai quanti iscritti in più ci sarebbero? Forse - azzarda - ruberebbe molti studenti a Beni culturali...». Enrico non vuole passare per disfattista: «Abbiamo buone aule, ottimi laboratori, i professori ci seguono. Ma manca una figura professionale che promuova il corso, che si occupi a tempo pieno di organizzare eventi». Il master. Da gennaio, a Sanremo partirà un corso di alta formazione professionale in discipline della canzone e popular music dellUniversità di Genova, coordinato dalla professoressa Romana Rutelli e presieduto da Eugenio Buonaccorsi, che guida il Dams dal 2001 e verrà sostituito da Roberto Trovato a ottobre. Lideale per i laureati del corso imperiese, se non fosse che potranno accedervi solo dopo la specialistica. «Una fregatura - commenta lautorevole professore che preferisce restare anonimo - studiata proprio per non ammettere il fallimento della specialistica del Dams». Eppure, gli studenti non si rassegnano a una facoltà in declino, sottolineano il buon rapporto con i docenti, sperano in un rilancio. Per Vittorio Coletti, il Dams ha ancora una possibilità: «Il legame con la musica e la tv. Sanremo sarà essenziale, e tutto dipenderà da quanto ci crede».