Stati generali tecnico-politico-istituzionali oggi pomeriggio (ore 16.30) alla Stazione Marittima per discutere sul centro storico di Napoli. Li promuove lassociazione "Napolitalia" e vi partecipano tra gli altri Vincenzo Scotti, Antonio Bassolino, Felice Laudadio, Enrico Cardillo, Stefano Gizzi e Ugo Dovere, introdotti da Uberto Siola e coordinati da Massimo Milone. Non si potrà divagare, né il profilo dei partecipanti lo fa prevedere, ma lammonimento è doveroso per limportanza e lurgenza del tema trattato. Il titolo del convegno parla di "considerazioni e proposte per gli interventi sul centro storico". Sarebbe sommamente auspicabile, oltre alla discussione, anche qualche decisione. Sarebbe sommamente auspicabile anche qualche decisione, visto che per la prima volta in un convegno su questargomento vi sono più politici che tecnici, qui richiamati (obbligati a farlo) da una scadenza ormai prossima: la firma entro il 20 settembre 2008 dellaccordo di programma tra Regione, Comune, Soprintendenza e Curia che dovrà prevedere in dettaglio criteri, modi e tempi dattuazione degli interventi per circa 200 milioni riservati dai fondi europei al centro storico di Napoli. Cè il fondato timore che a questo appuntamento si arriverà in affanno, con programmi e progetti non ancora ben definiti e senza un coordinamento efficace tra le quattro istituzioni. In un passato prossimo, cospicui finanziamenti già assegnati per alcune opere sono stati poi revocati dalla Regione per seri problemi di natura progettuale (i "Grandi attrattori", ad esempio); dunque, il timore è fondato. Occorre una svolta di metodo e un cambio di passo. Oggi pomeriggio ai politici presenti si potrebbero incominciare a chiedere una "dichiarazione dinteresse" e una presa di posizione (decisione) su almeno due importanti aspetti del problema. La dichiarazione dinteresse va fatta sul valore strategico del centro storico di Napoli nella prospettiva duna ripresa della città. In realtà, pochi vi hanno creduto al di là delle rituali liturgie - la millenaria storia, sito Unesco, il centro storico più grande dItalia (non è vero) e così declamando - e di conseguenza poco o nulla è stato investito progettualmente e finanziariamente, distratti come siamo stati dalle più fascinose prospettive ludico-paesaggistiche di Bagnoli o dalle convenienze dinvestimento che prefigura Napoli est. Avrebbe un altissimo valore culturale, politico e simbolico la dichiarazione, esplicita e unanime da parte dei relatori del convegno, che il futuro di Napoli non può essere separato dal futuro del suo centro storico, anzi, che il futuro di Napoli sidentifica nella rinascita del suo centro storico. Dichiarazione impegnativa perché - se fatta dal sottosegretario agli Esteri anche con delega per lUnesco Scotti, dal governatore Bassolino, da due assessori del Comune di Napoli con deleghe specifiche Cardillo e Laudadio - comporta atti e pratiche conseguentemente conformi, una dichiarazione dinteresse, appunto. Il primo dei due aspetti del problema sul quale ci si attende sempre oggi una prima decisione, riguarda la partecipazione della città, finora tenuta fuori da ogni livello di conoscenza di quanto si va pensando e facendo nelle quattro istituzioni firmatarie dellaccordo. La città non è folla manzoniana in tumulto o magma indistinto, ma istituzioni culturali prestigiose, associazioni di categoria di vasta e qualificata rappresentanza, enti e università, sindacati e uomini di cultura che hanno il diritto-dovere di dire la loro su questo problema. Nessun assemblearismo o commistione di ruoli. Ho detto e scritto più volte che in questi casi è sempre la politica a decidere, ma solo dopo aver ascoltato ed essersi confrontata con la città. Su questo punto cè un impegno preciso dellassessore Laudadio e sono certo che in questa occasione comunicherà anche tempi e modalità del confronto, ineludibile, con la città. Il secondo aspetto del problema riguarda i livelli di responsabilità, vale a dire, chi decide sul centro storico di Napoli? Attualmente, decidono almeno tre assessorati e tre Soprintendenze, per quanto di competenza, come si suol dire in gergo burocratico. I risultati non sono, oggettivamente, esaltanti. È pensabile gestire per sei, sette anni un programma di restauri complesso, ambizioso ed economicamente impegnativo attraverso una articolazione così complicata di competenze e responsabilità? Certamente no. Si può pensare a una struttura straordinaria, una società, unauthority che gestisca anche con procedure straordinarie lintero programma? Spero di sì. È inutile, a tal proposito, fare lelegia dellordinario. Sta di fatto che nella storia di questa città gli unici risultati dun certo rilievo in ambito urbanistico sono stati conseguiti solo attraverso listituzione di commissariati e strutture straordinarie, dallAlto commissariato di Castelli in epoca fascista al Pser (Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica) dopo il terremoto del 1980. Su questipotesi, un orientamento, se non una decisione vera e propria, è auspicabile che venga proposto dai relatori presenti. Due note positive per chiudere. Regione e Comune, quando vogliono, hanno risorse umane e professionali di qualità su cui fare leva. Il documento dorientamento strategico del P.I. Napoli firmato il 2 luglio 2002 da Di Lello, Iervolino, De Caro, Guglielmo e Spinosa e redatto da Carotenuto per la Regione è studio attento e condivisibile, punto di riferimento per intraprese future. Il P.I. Napoli-Teatri per il recupero e restauro dei teatri romani nel centro antico è esperienza positiva e per certi versi esaltante. Due punti di forza dai quali ripartire.
NAPOLI - il valore strategico del centro storico
Oggi pomeriggio, a Napoli, si è tenuto un convegno sui temi tecnico-politico-istituzionali relativi al centro storico della città. L'associazione "Napolitalia" ha promosso l'evento, che ha visto la partecipazione di politici e tecnici. Il tema trattato è "considerazioni e proposte per gli interventi sul centro storico". La discussione è stata introdotta da Uberto Siola e coordinata da Massimo Milone. I partecipanti hanno espresso la necessità di una svolta di metodo e di un cambio di passo per affrontare il problema del centro storico di Napoli.
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