I merli della nostra Cattedrale non sono uccelli. Non sono simili alle cornacchie che nidificano sulla Torre di Londra, protagoniste anche della legenda metropolitana secondo cui quando se ne andranno la torre cadrà. I merli della nostra Cattedrale sono invece parti della sacra muratura che sono però altrettanto capaci di volare giù. Cioè, al soffio di una sciroccata uguale a quella che fece crollare il prospetto del martoriato Palazzo Bonagia, capaci di cadere su qualcuno o qualcosa nel caso in cui fossero davvero seriamente lesionati. E dei dubbi, in merito, qualcuno deve averli avuti e deve continuare ad averli se si considera il fatto che una fonte autorevole e seria uno storico dellarte con tanta esperienza in fatto di restauri - ci ha fatto pervenire un particolare e lungo documento appunto sui rimedi statici o strutturali di cui hanno bisogno parecchie, anzi troppe, opere darte cittadine. E sui fondi pubblici sempre più decrescenti da utilizzare a tale scopo. Da quel testo abbiamo estratto queste righe: «Nel contesto delle circa 50 perizie "di somma urgenza" (di cui appresso) sempre giacenti in Assessorato, attendono ancora riscontro le quattro della Soprintendenza di Palermo, tra cui, dal 2006, quella più volte citata, dei merli pericolanti della Cattedrale». Dunque, perizie chieste dai massimi competenti in materia e delle quali, come è chiaro, apprendiamo da scarne parole che tuttavia ci pare non abbiano bisogno di ulteriori commenti. Ci permettiamo di ricordare solo che in occasione di una visita guidata, curata dalla Fondazione "Salvare Palermo", ci fu pure possibile visitare la Cattedrale lungo gli arditi camminamenti costruiti sui tetti del tempio, giusto dietro a quei merli. Ai quali, pur non sapendo assolutamente di eventuali lesioni, non ci sognammo nemmeno di appoggiarci. Per cui adesso, in attesa che quelle perizie vengano effettuate fugando ogni timore in merito, non ci resta che avanzare il consueto mesto auspicio. Quello relativo a tutte le cose di questa città che ci pare non vadano per il verso giusto o che comunque non ci persuadono.