Un quarto piano per i due magazzini frontemare di Evergreen in Porto Vecchio: «II ministero dei Beni culturali non ha espresso parere negativo in merito. Se questi spazi ci venissero assegnati realizzeremmo a Trieste la nuova sede di Evergreen per il Sud Europa». Parola di Pierluigi Maneschi, presidente di Italia Marittima e agente italiano del colosso taiwanese, quarto vettore mondiale nel traffico dei container.Maneschi rimette sul tavolo una delle questioni più intricate degli ultimi anni sul fronte della riconversione di Porto Vecchio. Nello spazio compreso tra il Molo terzo e quarto, infatti, Evergreen realizzerà, con un investimento di 160 milioni di euro, una cittadella estesa su cinque antichi magazzini (avuti in concessione per novant'anni), di cui due frontemare, che ospiteranno uffici, parcheggi e negozi. Il progetto per le prime tre unità immobiliari sarà pronto e consegnato all'Autorità portuale in settembre. I primi tre edifici (che rientrano appunto nel primo lotto di lavori) sono quelli più vicini al Molo Quarto. In quello frontemare troveranno posto gli uffici di Italia Marittima, ex Lloyd Triestino; il secondo sarà destinato ad attività direzionali e shopping; il terzo diventerà un parcheggio multipiano. Il destino dei restanti due magazzini, invece, non è ancora noto. Evergreen aveva proposto un progetto che prevedeva, per i magazzini frontemare, quattro piani complessivi. Progetto bocciato dal Comune che, impugnando il Piano regolatore comunale, aveva costretto il colosso dei container ad abbassare il tiro, optando per soli tre livelli (gli edifici interni, invece, ne avranno cinque). «Il progetto che presenteremo in settembre è quello definitivo e prevede che le due palazzine frontemare abbiamo solamente tre livelli -spiega Maneschi -. Ma noi continueremo a chiedere la possibilità di aggiungerne un quarto. Stiamo vagliando tutte le clausole - aggiunge -, discutendone con l'Autorità portuale e il Comune. Anche il ministero dei Beni culturali non ha mostrato obiezioni alla nostra richiesta. Non è detto che alla fine venga accettata, ma insisteremo, perché dalla costruzione di un quarto livello, organizzato come da noi previsto, dipende anche la possibile inaugurazione della sede di Evergreen per il Sud Europa». La partita, dunque, è grossa. Se il colosso taiwanese decidesse di concentrare in Porto Vecchio tutte le attività relative alla «pancia» del Vecchio Continente, facendo di Trieste il centro nevralgico dei traffici all'interno di una fetta abbondante d'Europa, si spalancherebbero anche le porte per nuovi assunti (oltre 200). Già lo scorso marzo Taipei aveva dato l'ok alla nuova sede di Evergreen Sud Europa e Italia Marittima. Ora Maneschi però sottolinea che «servono spazi adeguati», altrimenti la partita potrebbe sfumare e le attività rimarrebbero dove sono attualmente, cioè ad Amburgo. Quello dell'altezza degli edifici non è l'unico scoglio da superare per partire con il primo lotto di lavori (che Maneschi spera comunque di avviare tra la fine dell'anno e l'inizio del prossimo). Dall'empasse non si esce così facilmente, esistono infatti altri due problemi. Il primo è legato al torrente Chiave, che sfocia a metà tra il Molo terzo e quarto. Si tratta di un corso d'acqua naturale che è stato incanalato, poi abbandonato al suo destino per anni. Risultato: quando piove il torrente scarica nello specchio d'acqua antistante liquami, e deve essere bonificato. In questi giorni il concessionario sta prendendo accordi con l'Autorità portuale, il Comune e la Regione per risolvere il nodo del torrente (capire, in pratica, a chi tocca la patata bollente della bonifica). Se non si risolve il problema i lavori non possono partire. Il secondo: i sottoservizi (inesistenti, visto che prima l'area era occupata solo da magazzini). Esiste un progetto per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria (come il sistema fognario) che sarà pronto entro fine agosto.