L'Italia? È il paese del pallone. E dellecontraddizioni. Il V Rapporto annuale di Federculture, che fotografa la realtà italiana stillo stato della cultura, offre del Paese una immagine non proprio allettante. Abbiamo il più vasto patrimonio in beni culturali, ma si prevede, entro il 2011, il taglio di 900 milioni di euro al ministero competente. Cresce la domanda, le famiglie italiane hanno speso in cultura 6,1 miliardi di euro preferendo visitare un museo piuttosto che andare in discoteca, ma gli investimenti nel settore sono pressoché invariati dal 2005, con i privati che preferiscono sponsorizzate le attività sportive (63) e nonio spettacolo (15). In questo quadro, non meraviglia che ben 6000 «cervelli», ogni anno, abbandonino l'Italia per gli Stati Uniti. «Michelangelo diventò un grande artista perché aveva un muro da affrescare e io, in Italia, non lo avevo»: così Riccardo Giacconi, Nobel per la fisica, sintetizza lo stato delle cose. Nemo propheta in patria? Non sempre è stato così e basta pensare a Michelangelo o Leonardo. Ma, dice Roberto Grossi, segretario di Federculrure, «manca la consapevolezza del valore del nostro patrimonio, non solo del passato. La prima forma di innovazione dovrebbe essere l'incentivo alla creatività e al pensiero», «L'innovazione produce buoni risultati quando non è occasionale e se si inserisce in una riorganizzazione dei servizi culturali» dice il presidente Giorgio van Stra-ten. Significativo il dato secondo il quale la Sicilia e la Campania sono le regioni che nel 2006 hanno speso più delle altre in ambito culturale (rispettivamente, 432 e 161 milioni di euro), ma sono agli ultimi posti in quanto a frequentazione. Diversamente, le regioni che hanno speso meno -Trentino Alto Adige, Piemonte, Lombardia - sono ai primi posti. Buona gestione significa competitivita, e anche su questo versante abbiamo da imparare, se è vero che il World Economie Fortini colloca l'Italia al 46 posto, nonostante il nostro paese sia leader nel mondo per il design e secondo per esportazioni di prodotti creativi dietro la Cina. Il ministro Sandro Bondi, intervenuto alla presentazione del Rapporto, dice che «un paese che non investe in cultura è un paese senza futuro». E punta sulla riorganizzazione complessiva dell'intero sistema museale italiano. Probabilmente, qualche spunto glielo avrà fornito Henry Loyrette, direttore del Louvre, il museo più visitato al mondo, che Bondi ha incontrato venerdì scorso. Obiettivo, un quadro di collaborazione che sarà perfezionato il 21 luglio a Versailles.