Oggi, se Dio vuole, la fumata bianca. Come anticipato domenica dal Giornale, il finanziere Davide Croff è il nuovo presidente della Biennale, in sostituzione di Franco Bernabè, ma il ministro confermerà solo stamani la nomina. Così promettono da via del Collegio Romano. Ieri il travagliato decreto legge che riforma la Biennale è apparso sulla Gazzetta Ufficiale, sicché i giochi sono fatti: il vecchio Cda decade, il nuovo potrà mettersi al lavoro nelle prossime ore, senza neanche dover attendere i tradizionali quindici giorni di vacatio. Resta da mettere a punto qualche dettaglio, specie sull'ondoso versante lagunare di Forza Italia, ma non ci sarebbero più dubbi sulle scelte di Urbani. Appunto Croff, veneziano, 56 anni, ex amministratore delegato della Bnl, presidente; Bruno Della Ragione, romano, 59 anni, avvocato in materia cinematografica (Virzì, Benigni, Pieraccioni tra i suoi clienti), consigliere di nomina ministeriale al posto di Severino Salvemini. Fino a ieri pomeriggio, a dire il vero, Della Ragione non era stato consultato ufficialmente, ma sembra improbabile un suo diniego: il legale, stimato nell'ambiente e particolarmente ferrato sul fronte delle coproduzioni, ha collabora-to a un progetto di tax-shelter che sta a cuore al ministro. Quindi... Quanto ai restanti consiglieri, ci vuol poco a tracciarne l'identikit. Uno sarà il sindaco di Venezia, Paolo Costa, vicepresidente di diritto, gli altri due i presidenti della Regione e della Provincia, ovvero Luigi Busatto e Giancarlo Galan (sempre che non decidano di farsi rappresentare, come accaduto fino a pochi giorni fa, da Amerigo Restucci e Valerio Riva). Si spiegherebbe così una frase «cifrata» di Urbani: «Dicevano che volevo "occupare" la Biennale. Invece nel nuovo Consiglio entreranno quattro veneziani su cinque». La giornata di ieri registra anche il formale passaggio di consegne, affidato a un comunicato ministeriale in cui si informa che il presidente uscente, Bernabè, «in seguito all'entrata in vigore del decreto di riordino della Biennale stessa», ha rinnovato a Urbani «la preghiera di non essere confermato nell'incarico, visti gli impegni professionali recentemente assunti». In cambio, «anche in considerazione di un vivo apprezzamento personale», Urbani ha offerto al manager la presidenza del comitato promotore che si occuperà del futuro assetto del Maxxi, il Musco nazionale delle arti del XXI secolo. Lo scambio di cortesie, per certi versi dovuto, non cancella però la sostanza del dissidio: Bernabè molla perché non c'è accordo col ministro sulla riconferma di Moritz de Hadeln alla guida della Mostra del cinema. E tutto ciò benché Urbani, intervistato dal Messaggero, abbia spiegato: «Non sta a rne nominare il direttore della Mostra, bensì al Cda della Biennale in piena autonomia. Apprezzo il lavora svolto da de Hadeln, ma il nuovo progetto ha bisogno di risorse umane fresche». Un fronte scivoloso, il cinema, anzi una vera e propria gatta da pelare per Croff. Il quale, a occhio, troverà nel consigliere Della Ragione una sorta di collaboratore privilegiato in vista della nomina più delicata. Passati i tre mesi che gli restano, de Hadeln lascerà probabilmente a Giancarlo Giannini il compito di pilotare il Festival. E le polemiche fioccheranno. Già ieri, sul Manifesto, Gianfranco Capitta commentava così l'ipotesi: «Giannini è un tipico attore medio di successo che agli occhi di Urbani ha il merito di avere debuttato a teatro con Zeffirelli nel ruolo di Romeo» (ma nella stessa pagina il critico Roberto Silvestri, sul filo del paradosso, replicava: «Non si può negare a Giannini di essere un attore di fama mondiale, un nome forte dello spettacolo»).