ROMA - A poche ore dalla riforma, la polemica monta. «Urbani ci accusa di aver prosciugato i fondi per il cinema? Assolutamente falso. Gli sprechi si devono tutti al governo di centrodestra e alla sua politica di finanziamenti a pioggia. Da due anni e mezzo assistiamo a un assalto alla diligenza senza precedenti. E allo sperpero delle risorse pubbliche per cultura e spettacolo». Giovanna Melandri, ministro dei Beni Culturali dall'ottobre '98 a maggio 2001, reagisce con vigore alle dichiarazioni rese al Messaggero dall'attuale ministro Urbani che domani presenterà al Consiglio dei ministri la riforma. L'onorevole diessina contesta l'accusa di aver contribuito all'esaurimento del fondo destinato al cinema. «Con il governo di centrosinistra», afferma, «la selettività delle commissioni è semmai aumentata. Prima del '95, lo Stato finanziava sette progetti su dieci: dal '94 al '95 il tasso di selettività è stato del 64,16 per cento. Dopo la riforma delle commissioni, nel '96 sono passati 45 film su 85, 61 su 166 nel '97, 38 su 97 l'anno dopo. Nel '99, ne abbiamo approvati solo 31 su 158 e, nel 2000, 29 su 131. Non a caso nel 2001, l'anno in cui si è insediato Urbani, i promossi sono saliti a 52 su 182... Tra il '97 e il 2000 il tasso di selettività è sceso al 28,80 per cento: un film su quattro. Mentre nei primi nove mesi del 2003 hanno ottenuto fondi 60 progetti su 139». Urbani accusa i predecessori di aver elevato il tetto di finanziabilità di ciascun film, portandolo da due a quattro milioni di euro. «E che male c'è?», replica l'onorevole Melandri. «Se un progetto è buono, ha diritto a una sovvenzione importante. Il problema sta nelle commissioni: le nostre erano competenti e autonome, le nuove hanno finanziato troppi progetti, indiscriminatamente». Il reference system , vero cardine della riforma, si propone di limitare proprio questa tendenza...«Ma non funzionerà perché penalizza i produttori piccoli e medi e prende come punto di riferimento il botteghino. Questa legge svenderà il cinema alla logica mercantile più bieca e non terrà conto del pubblico, che ha il diritto di vedere film diversificati. In base al reference system , per esempio, un'opera come I cento passi non prenderebbe un soldo...». C'è però un punto che vede tutti d'accordo: quando si assegna denaro pubblico, servono la massima severità e controlli scrupolosi. «Certo, ma per questo motivo il vecchio sistema poteva essere migliorato, non c'era bisogno di abbatterlo. Inoltre, un'altra carenza della nuova legge è l'assenza del tax shelter: come pensa, Urbani, di rifinanziare il cinema senza un'adeguata incentivazione fiscale? Quanto all'Arcus, che dovrebbe destinare ai Beni Culturali il 3 per cento delle grandi opere, è una scatola vuota e misteriosa: nessuno sa come verranno calcolati ed erogati i finanziamenti. La verità è che questo governo ha tagliato le risorse certe per spettacoli e cultura sostituendole con meccanismi incerti». Ieri, intanto, la commissione Cultura della Camera ha approvato (con i voti della maggioranza e l'astensione della Margherita) le proposte di modifica al decreto Urbani del relatore di maggioranza Gabriella Carlucci, che dichiara: «Sono più che soddisfatta, questo risultato si è ottenuto grazie alla mediazione del presidente Adornato. Siamo fiduciosi che Urbani recepisca le nostre proposte nel decreto che presenterà domani al Consiglio dei Ministri».