In ossequio a tale principio l'Unesco ha riconosciuto tutti interi i 700 ettari del centro storico di Napoli come patrimonio mondiale dell'umanità da salvaguardare a norma degli articoli. 4 e 5 della Convenzione di Parigi del 16111972. Il vero problema è piuttosto quello degli investimenti. Senza dei quali si fanno solo annunci e chiacchiere. Non c'è da farsi molte illusioni sui 220 milioni di provenienza europea, annunciati da oltre un anno da Comune e Regione. Stanziamento, che comunque sarebbe appena sufficiente a rimettere in sesto qualche chiesa, l'ex Ospedale militare e qualche monumento. Per il recupero dell'intera preziosa area protetta è invece indispensabile attrarre imponenti investimenti di privati. Due anni fa personalità della cultura e illustri economisti, riconosciutisi nel Comitato centro storico Unesco, nell'appello al consiglio comunale di Napoli, individuarono nella defiscalizzazione lo strumento per conseguire tale risultato. Il medesimo strumento assunto ora a ricetta dal nuovo ministro per i Beni culturali («Defiscalizzare gli aiuti ai beni culturali», il Mattino del 12 luglio scorso). Il consiglio comunale, con mozione approvata all'unanimità il 7 febbraio 2006, esortò la giunta comunale a sollecitare il governo ad onorare l'obbligo di conservazione del centro storico di Napoli, attraendovi le necessarie risorse mediante un'appropriata normativa di sgravi fiscali per gli interventi di riqualificazione. La giunta, ora, non dovrebbe più tardare a rivendicare dal governo il varo di una apposita normativa di forti sgravi fiscali a favore dei palazzi da restaurare e di sgravi contributivi a favore delle imprese a tal fine impegnate. Normativa cui il governo è obbligato per avere esso chiesto l'inserimento del centro storico di Napoli nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità. L'Unesco, infatti, nel 1995 accolse la richiesta. A fronte però del riconoscimento concesso, il governo italiano si impegnava ad assicurare la conservazione del centro storico, adottando le misure fiscali e amministrative a tal fine occorrenti. Il riconoscimento ottenuto è perciò un titolo giuridicamente fortissimo, in quanto si basa - non su un contratto o una leggina - ma sulla convenzione internazionale di Parigi del 16 novembre 1972, per la protezione del patrimonio mondiale, nonché sull'articolo 151 del Trattato dell'Unione, che impegna gli Stati membri alla conservazione del patrimonio europeo. Ma anche un titolo fortissimo resta un pezzo di carta se chi vi è legittimato, nella specie il Comune di Napoli, non ne esiga l'applicazione. Urge dunque prendere in parola e sollecitare il nuovo ministro Bondi, che nell'articolo del Mattino già citato scrive: «Gli incentivi fiscali per attirare investimenti privati nel settore dei beni culturali sono lo strumento per salvare il patrimonio a rischio». Raffaele Raimondi Presidente Comitato centro storico Unesco