Provo ad esprimere il mio pensiero sul progetto di ampliamento del Man in Piazza Satta a Nuoro ma non senza apprensione. Lo esprimo da cittadino, da artista, da sardo e da nuorese adottivo. A questo proposito nell'ultimo mese ho visionato con cura i progetti ed i disegni, ho letto parte della ricca letteratura prodotta ed ho discusso lungamente con tanti a volte condividendone i pensieri ed a volte cercando di comprendere molte delle cose che, inevitabilmente ed essendo spesso lontano dalla Sardegna, mi sfuggono. Peraltro conosco bene l'architetto Gianni Filindeu che è anche musicista di jazz e batterista raffinato con uno swing rotondo ed elastico e stimo e seguo con attenzione il lavoro di Cristiana Collu del Man e di Ugo Collu della Fondazione Nivola. Esprimo il mio pensiero non senza apprensione perché mi sembra che, dalla lettura dei vari contributi sull'argomento, emerga una difficoltà 'altra' che ci allontana dal nocciolo del problema e dal tema della discussione, che dovrebbe essere incentrata sul concetto architettonico di uno spazio che nasce funzionalmente alla giusta esigenza di ampliare un «altro» spazio che è museale. A mio avviso la responsabilità dei musei contemporanei dovrebbe essere quella di «musealizzarsi» il meno possibile uscendo dagli edifici preposti per divenire strumenti aperti e dinamici capaci di colloquiare con l'esterno. Tanto più dunque ha un senso che il Man si collochi anche in una delle piazze che dovrebbe essere il cuore pulsante della vita e della cultura cittadina. Piazza Satta ha queste caratteristiche: per la sua collocazione, per il suo ruolo storico e, non ultimo, perché l'arte di Costantino Nivola la ha resa universale e senza tempo. Ed allora mi chiedo la seguente cosa: se l'edificio conteso non fosse in quella piazza a fianco alla casa di Sebastiano Satta avremmo sprecato fiumi d'inchiostro su questa diatriba che rischia di divenire sterile? Forse no. Perché è giusto che l'architettura si esprima marcando il contemporaneo e modificando l'urbano attenta alle nuove forme, ai volumi, ai materiali ed alle esigenze abitative. Dunque il problema non è «quel» progetto ma è un progetto inserito in 'quello' specifico contesto e mi chiedo se non sia anche l'altro contesto cittadino, che tutti noi conosciamo bene, ad avere minato ed intorbidito il livello ed i toni della discussione allontanandoci a mio avviso dal cuore del problema che è architettonico oltre che artistico e culturale. Si parla di un museo da ampliare e questo si pone apparentemente in contrapposizione con il pensiero creativo di un artista contemporaneo che lo stesso museo ospita e che dunque riconosce come depositario di un'arte che è oggi universale mentre Man e Fondazione Nivola rischiano di diventare nemici in un territorio comune che non è solo geografico. Ed allora, visto che di piazza si parla e visto che questa (almeno fino a quindici anni fa) era il luogo di ritrovo della comunità tutta, mi chiedo anche se non sia bene incontrarsi tutti in quel luogo o intorno ad un tavolo di discussione affinché si possa trovare una soluzione al problema. Ciascuno potrebbe ritornare sui suoi passi portandosi a casa il nuovo inteso come partecipazione attiva alla discussione ed alla costruzione di una architettura umana laddove i materiali di costruzione sono le idee e la pietra d'angolo sono le genti. Facendo sì che questo sia rispettoso per Piazza Satta ma anche funzionale alle esigenze del museo. L'Espresso ha titolato «Piano sacrilego» un articolo di Fuksas inserito in seno alla presentazione di un interessante libro su Le Corbusier. L'oggetto conteso, in questo caso, è la Cappella di Ronchamp perché l'idea di Renzo Piano è quella di costruire intorno all'edificio qualche camera e qualche servizio per le poche clarisse rimaste oltre che piantare qualche albero intorno. Fuksas, in disaccordo alle critiche al progetto mosse dalla Fondazione Le Corbusier, pone polemicamente una domanda radicale: dell'architettura c'è ancora bisogno? Io credo di si e la discussione in atto oggi a Nuoro ne è la prova. Perché gli edifici, gli spazi ed i volumi raccontano ciò che siamo: bellicosi si ma coscienti di ciò che siamo, di ciò che eravamo e di ciò che vorremmo portare in dote ai nostri figli. Personalmente lascerei Piazza Satta così come è. Ma non prima di avere provato a trovare altre strade e nuove architetture.
NUORO - Nuovo Man: perché non riunirsi a discuterne attorno a un tavolo?
L'autore esprime le sue preoccupazioni riguardo al progetto di ampliamento del Museo del Man in Piazza Satta a Nuoro. Come cittadino, artista e sardo, esprime il suo pensiero sulla questione, dopo aver studiato i progetti e discusso con altri. L'autore pensa che la discussione sia stata "sterile" e che il problema non sia il progetto in sé, ma il contesto cittadino che lo ha intorbidito. Secondo l'autore, il museo dovrebbe essere un luogo aperto e dinamico, che si colloqui con l'esterno, e non un edificio chiuso e museale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo