VINCI. Il paesaggio toscano, anche sul Montalbano, non è in buono stato di salute. Cosa si sta facendo per tutelarlo e per proteggerlo dalle ferite che quotidianamente l'uomo gli infligge? E l'agricoltore, in passato autentico ingegnere artefice del paesaggio terrazzato in collina e alberato in pianura, che ruolo svolge oggi? Difficile dare una risposta esauriente a tali interrogativi, ma se qualcuno non corre ai ripari certamente il nostro paesaggio fra qualche decennio sarà davvero un altro. Sotto accusa principalmente le nuove sistemazioni agricole, senz'altro più redditizie e sbrigative per il coltivatore, disastrose per l'ambiente. Lo abbiamo visto in questi giorni; sono bastati pochi minuti di pioggia sul Montalbano perché a valle si vedessero allagamenti, frane e tracimazioni di torrenti. La situazione si ripete spesso. I vecchi vigneti pazientemente realizzati con il sistema del girapoggio o altri metodi tradizionali, vengono sostituiti da selvagge sistemazioni a rittochino, dove il filare segue la linea di massima pendenza. Con tale metodo di coltivazione, anche in luoghi dove le pendenze sono lievi, si sconvolgono i secolari equilibri idrogeologici con un'erosione che in pochi anni risulta spaventosa. E allora, allagamenti, alluvioni, frane e strade invase dal fango. Le colline sistemate in tal modo assumono un aspetto all'inizio ridicolo, al quale il nostro occhio fatica ancora ad abituarsi, poi diviene mostruoso, con enormi fosse naturali di deflusso delle acque meteoriche e un dilavamento che appare evidente. Senza considerare che per realizzare tanti vigneti a rittochino spesso sono necessari sbancamenti imponenti, scavi di dimensioni notevoli e riporti di terreno. Una trasformazione del paesaggio senza precedenti, almeno in così pochi anni. Se prendiamo l'esempio del comune di Vinci, ci rendiamo ben conto della situazione. La zona di Piccaratico, Collegonzi, ma anche la zona di Sant'Ansano, di San Donato in Greti e quella di Toiano, tutte località situate sulla fascia pedecollinare, la migliore per la coltivazione della vite, notiamo centinaia di ettari di pregiato vigneto appena piantati tutti invariabilmente sistemati a rittochino, anche su aree con pendenze proibitive. Un vero disastro ambientale, paesaggistico e naturalistico. Quali i rimedi? Sicuramente un regolamento di polizia rurale sarebbe un buon punto di partenza, soprattutto considerando che siamo alla vigilia dell'invio della documentazione all'Unesco per ottenere il riconoscimento mondiale di patrimonio dell'umanità a favore di queste colline. Ma non se ne parla. Di certo non basterebbe da solo, sarebbe necessario avere il coraggio di imporre vincoli, ma anche di questo non se ne parla. La situazione appare difficile anche nell'alta collina, il regno dei terrazzamenti, l'opera dell'uomo forse più visibile e fra le più delicate da mantenere, soprattutto per gli altissimi costi di manutenzione. Lì però il bosco sta riprendendosi ciò che l'uomo gli aveva tolto secoli fa. Il professor Paolo Baldeschi, uno dei più noti paesaggisti a livello internazionale, studiando il Montalbano, qualche tempo fa pervenne alle seguenti conclusioni. «Una regola vuole che la quantità di suolo agrario perduto annualmente da ogni singolo appezzamento per fenomeni di erosione non deve superare quella che nello stesso periodo si riforma per processi naturali». Parole che pesano come macigni. Chi salverà il Montalbano?