Sulle cave che stanno divorando Monte Calvi, la vetta della Val di Cornia, c'è stato davvero un occultamento della verità? L'architetto Massimo Zucconi, ex presidente della società dei Parchi, ne è convinto. E l'altra sera lo ha ripetuto più nella relazione che ha svolto al convegno organizzato da Legambiente e dal Comitato per Campiglia nella saletta La Pira di Venturina. Novecento euro ha dovuto pagare di fotocopie il Comitato per Campiglia - ha ricordato la coordinatrice del dibattito, Simona Lecchini - per avere in mano tutte le carte che riguardano nel tempo le concessioni alle cave. «C'è voluto anche la minaccia di un ricorso al Tar - ha fatto rilevare - per rimuovere il diniego frapposto da un dirigente, in nome della privacy, alla visione delle carte». Un dibattito iniziato nel ricordo di Riccardo Francovich, l'archeologo che, sasso dopo sasso, ha riportato nella sua splendida luce la Rocca di San Silvestro, mentre le mine che scoppiavano nella vicina cava facevano crollare ciò che la sua equipe stava cercando di rimettere in piedi. «Un nemico, le cave, per il parco archeominerario di San Silvestro - ha ricordato Lecchini - contro il quale il professor Francovich, insieme a decine di altri studiosi, non ha mai cessato di lottare, lanciando appelli fino alla sua prematura morte». Non certo suggestivo come una visita al villaggio medievale di minatori di San Sivestro è stato ascoltare le cifre che l'architetto Zucconi ha tratto dalle carte pervenute al Comitato. «Nasce nel dopoguerra - ha ricordato Zucconi - la cava di Monte Calvi, con il preciso scopo di rifornire di calcare l'industria siderurgia, tanto che, fino al 2004, la proprietà delle cave ha coinciso con quella dello stabilimento piombinese, come se ne fosse una pertinenza». Ed ecco cosa ha trovato tra le carte l'architetto Zucconi. Già a crisi siderurgia inoltrata il Comune di Campiglia, nel 1994, prevede una nuova concessione con le allora Acciaierie e Ferriere di Piombino. C'era già la Lucchini, ma non avevano ancora cambiato nome. Il nuovo piano prevedeva una proroga fino al 2014, ma anche un impegno a «Impiegare prevalentemente il calcare nel ciclo siderurgico locale, con possibilità di vendita solo degli scarti, con esclusione degli impieghi edili e stradali». Le Acciaierie si impegnarono ad anticipare un milione 668 mila euro che servirono per realizzare il parco archeominerario di San Silvestro. Furono stralciati 600 ettari dal perimetro delle escavazioni e chiuse altre cave. «Dal 1994 ad oggi - ha detto Zucconi - sono stati spesi 8 milioni di euro tra fondi Ue e del Comune per realizzare il parco vistato ogni anno da 30mila persone». Ma ci sono delle svolte fondamentali nella storia delle cave di Monte Calvi. E la prima avviene nel 1997, quando la Lucchini subentra alla Afp, e presenta un nuovo piano coltivazione. Zucconi non guarda più i suoi appunti ma direttamente le convenzioni. Nella nuova autorizzazione c'è scritto l'inizio di un peggioramento delle escavazioni sul Monte Calvi. Il Comune infatti concede che «tutti i materiali non utilizzati nel ciclo siderurgico potranno essere liberamente commercializzati». La scelta è mantenuta anche nel 1998, quando la Lucchini ottiene una proroga della coltivazione per altri due anni, fino al 2016. «Nel 2000 - ha ricordato Zucconi - c'è una nuova autorizzazione con determina dirigenziale che fissa le quantità estraibili fino al 2016: 4 milioni 865mila metri cubi, cinque fasi di coltivazioni e il contestuale ripristino». Sullo schermo scorrono le planimetrie delle fasi del ripristino. Su almeno metà pendio del monte doveva riesserci già la vegetazione. Ma le riprese aeree che fa scorrere il Comitato di Campiglia mostrano un fronte completamente rapato. «Al massimo un po' di verde sugli ultimi due gradoni». L'architetto Alessandro Panichi nel dibattito successivo precisa: «Quel ripristino l'ho progettato io anni fa per il Comune di San Vincenzo, sul cui territorio ricade una parte di monte». «Tra il 2005 e il 2008 - dice Zucconi - dovevamo essere alla terza fase della coltivazione e in questa situazione: 3,3 milioni di materiale scavato con il ripristino effettuato su 109mila mq, il 47 del totale». Ma per Monte Calvi c'è un'altra decisiva svolta. Arriva nel 2002, Quando la Lucchini cede tutto alla Cave di Campiglia, una società nella quale, lasciando un po' di stupore, entra anche un'azienda a maggioranza pubblica, l'Asa, che dovrebbe occuparsi di acqua e gas. Zucconi legge sempre le carte: «6 agosto 2002: con autorizzazione dirigenziale viene approvato un piano di coltivazione che proroga la concessione al 2018 e aumenta la quantità estraibile a 8,5 milioni di metri cubi, con un incremento del 75». E oggi, per ammisioni degli stessi dirigenti delle Cave, solo il 25 del calcare viene venduto al centro siderurgico piombinese. Si riscalda a questo punto Zucconi. «Come si fa - come si è fatto nel giornalino di Campiglia e nei consigli comunali - ad affermare che nulla è cambiato alla cava dal 1994 ad oggi e che il piano di coltivazione procede secondo le autorizzazioni e i programmi». Il piano del 2002 modifica sostanzialmente anche il metodo di escavazione. «Si passa dai 22 gradoni previsti a 11 - dice Zucconi - nonostante che a pagina 11 della relazione di progetto fosse stato scritto: "Risulta chiaro che l'elevata pendenza dei terreni non faciliterà l'attecchimento delle essenza vegetali"». Non è facile raccontare tutto ciò che contengono le "mille" pagine del dossier ora nelle mani del Comitato di Campiglia. Ma c'è anche un'ultima chicca. «Nel 2002 si sono ricalcolati anche i contributi dovuti dalla Cave al Comune fino al 2018: 3 milioni 321mila euro di cui un milione 978mila già versati. Si stabilisce - ricorda Zucconi - che i contributi residui verranno versati nel 2009, a fine legislatura Velo, a rate di 155mila euro l'anno. Per gli anni successivi chi amministrerà Campiglia si troverà le cave, ma non un euro di contributo».