Itinerario romano sulle tracce delle opere del pittore. Unantologia della sua pittura in mostra a Perugia E un libro lo racconta nella Città Eterna I suoi interventi dalla Cappella Sistina a Santa Maria del Popolo e allAracoeli Infilarsi tra le colonne di turisti che, seguendo la bandierina sventolata dalla guida microfonata, attraversano in fila per uno la Città Eterna inanellando luoghi sacri e monumenti famosi. E riannodare il filo rosso - tra ori dOriente e prospettive classiciste - che ricuce larte di un piccolo gigante della pittura del Rinascimento: Bernardino di Betto, detto Pinturicchio o, come vuole lantica-nuova dizione rilanciata dalla mostra di Perugia, prorogata fino al 31 agosto, Pintoricchio. Un pittore che va liberato dal giudizio poco lusinghiero del Vasari (lo definì «fortunato» piuttosto che «talentuoso»). E dalla coabitazione con Alex De Piero, Pintoricchio per volere dellavvocato Agnelli che sposò così la potenza e leleganza del calciatore juventino. Il tour artistico - proposto lungo le poco battute strade dellarte del Quattrocento romano, poi asfaltate dalla quantità delle voluminose volute del Barocco ma rilanciate fino al 7 settembre dalla mostra al Museo del Corso sul XV secolo a Roma - è proposto dal nuovo libro di Claudia La Malfa. Pintoricchio. Itinerario romano, è stato pubblicato dalla Silvana Editoriale in occasione dei 550 anni dalla nascita del pittore di Perugia, spentosi a Siena nel 1513 dove era giunto a lavorare dopo i grandi successi nella città dei papi. A voler seguire alla lettera, o alla data, le tappe indicate dalla studiosa del Warburg Istitute, si dovrà partire da Santa Maria del Popolo. Per concludere il percorso nella stessa chiesa degli agostiniani dove, intorno ai corpi di Pietro e Paolo, brilla la luce di Caravaggio. La Malfa ha ipotizzato nuove date per le opere del Pintoricchio. Liberando così la cultura antiquariale, sciorinata da Bernardino, dal magistero di Andrea Mantegna con il quale nel 1487-89 lumbro lavorò nel Casino del Belvedere. Lantico, secondo la La Malfa, Pintoricchio lo conosce già dal 1477 - e non nel 1490, sostiene la studiosa - quando realizza la cappella di San Girolamo in Santa Maria del Popolo, una delle rare - anche iconograficamente - Natività della pittura a Roma. E poi si passa quindi alla Galleria Borghese per lepilogo di quella nascita, la Crocefissione del 1477 circa. Quindi, di corsa al palazzo dei Penitenzieri a Borgo, con la magnifica decorazione della Sala dei Semidei, del 1481-83 (e non 1490). Marci indietro fino al capolavoro prospettico sul Campidoglio, con gli affreschi nella cappella Bufalini. Per andare successivamente in Vaticano ad ammirare gli interventi nella Sistina (tra i familiares del Perugino, partecipò alla Circoncisione) e contemplare il ciclo degli anni Novanta, lo sfavillante appartamento di Alessandro VI Borgia, ma anche lIncoronazione della Vergine in Pinacoteca. Riattraversato il Tevere (magari proprio al ponte di Castel SantAngelo, dove dipinse perduti affreschi nella loggia della Torre), rieccoci a Santa Maria del Popolo: Bernardino organizzò, ma fece realizzare ai suoi, la decorazione, anche con grottesche mutuate dalla Domus Aurea, della cappella Basso della Rovere (circa 1484); dipinse affreschi, distrutti, nel chiostro; e nel 1510 salì sulla volta del coro per lasciare lassù lIncoronazione della Vergine.