Pompei. Commissari e incentivi fiscali per attirare investimenti privati nel settore dei beni culturali: è la ricetta del ministro Sandro Bondi per salvare il patrimonio a rischio. La nuova formula viene collaudata a Pompei ma sarà estesa a tutto il sistema museale e ai parchi archeologici nazionali. All'indomani della nomina di Renato Profili a commissario dell'area archeologica di Pompei, l'annuncio di Bondi nel corso della trasmissione «Radio anch'io» in onda ieri su Radiouno. «Il mio progetto per il patrimonio nazionale prevede tre punti: la direzione generale di un grande manager, anche straniero, per la gestione dei musei italiani, la valorizzazione dei parchi archeologici e pacchetti culturali relativi ai siti cosiddetti minori da proporre a un pubblico soprattutto italiano». Denominatore comune, la ricerca di nuove risorse «con il coinvolgimento dei privati, anche attraverso misure di defiscalizzazione». In un Paese che investe in beni culturali soltanto lo 0,29 per cento del suo prodotto interno lordo, gli ulteriori tagli annunciati (circa un miliardo) fanno temere il peggio per il futuro del patrimonio. «È vero - ha detto il ministro - che le risorse sono poche, ma è anche vero che a volte vengono spese male o addirittura non vengono spese per l'inefficienza della macchina burocratica dello Stato». Dopo gli Sos la nuova strategia, con Pompei ancora una volta nel doppio ruolo di simbolo del degrado e sito pilota per nuovi esperimenti. Sulla nomina di Profili le opinioni si dividono. Con l'uomo scelto dal governo si schierano in linea di massima esponenti politici del centrodestra e sindacati della stessa area. Il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino ribadisce la soddisfazione per la nomina di un campano. «Profili ha dimostrato competenza nel portare avanti delicati incarichi, è la migliore garanzia». Lo definisce «l'uomo giusto per Pompei» Renato Petra, il coordinatore nazionale dell'Ugl Beni Culturali, che rilancia però l'invito a confrontarsi con qualcuno dei city manager che si sono alternati a Pompei. Soddisfatto per la nomina del prefetto anche il segretario provinciale della Ugl di Napoli, Francesco Falco: Bondi, dice, «è sceso in campo in prima persona assumendo una decisione forte e determinata, un po' come ha fatto il presidente del Consiglio con la questione rifiuti». Pronta a siglare con Profili un patto per il rilancio la Uil Beni Culturali: «A Pompei vanno recisi i legami con un sistema che spesso ha visto la soprintendenza isolata rispetto ad atti vandalici che sapevano tanto di avvertimento nei confronti di chi opera con serietà ed onestà all'interno degli scavi. L'accordo con i sindacati, fa notare il segretario generale Gianfranco Cerasoli, è particolarmente importante perché «solo negli scavi di Pompei mancano quasi 500 operatori alla vigilanza». A nome del Pdl napoletano Luigi Bobbio, presidente provinciale di An, e Luigi Cesaro, coordinatore di Forza Italia, spiegano in un comunicato: «Il commissariamento era una necessità ormai indifferibile avvertita da tempo a causa dello stato di degrado e di gravissimo abbandono in cui sono precipitati i beni archeologici dell'area. Finalmente questo governo ha preso atto della situazione decidendo di intervenire e ponendo le premesse per troncare intrecci poco chiari venutisi a creare negli ultimissimi anni con il potere regionale». Soddisfazione viene espressa anche dal capogruppo del Popolo della libertà in commissione Bilancio alla Camera Gioacchino Alfano. Di segno opposto e decisamente tranchant il giudizio degli esponenti della Cgil Funzione Pubblica: «Nulla contro la persona del prefetto Profili, a cui va la nostra stima e il nostro rispetto ma la decisione avrebbe richiesto ben altre competenze. La montagna ha partorito il topolino: la scelta appare al di sotto delle aspettative rispetto al clamore e alla rilevanza dei problemi che si vogliono affrontare. In ogni caso - conclude il documento - la Cgil non mancherà di garantire il proprio impegno e la propria collaborazione soprattutto se ci sarà una vera volontà di affrontare i nodi e le difficoltà che condizionano l'efficienza e la qualità della fruizione di un bene di tale portata».