Nell'area archeologica della caserma Tukory riportate alla luce 150 tombe. Ieri l'inaugurazione Palermo sembra come risvegliarsi da un lungo sonno. E' un continuo rincorrersi di inaugurazioni di opere d'arte e di siti archeologici. Ieri la città si è riappropriata della suggestiva Necropoli Punica che si trova all'interno della caserma Tukory di corso Calatafimi. Alla riapertura al pubblico erano presenti l'assessore regione ai Beni culturali Antonello Antinoro, il direttore Romeo Palma e la sovrintendente Adele Mormino, attorniati da una nutrita equipe di professionalità del settore archeologico. Contemporaneamente è stata presentata "I Fenici e il mare", l'ultima iniziativa di Salvalarte Sicilia. Il viaggio per scoprire il patrimonio lasciatoci in eredità da questo popolo di mercanti e navigatori è stato illustrato da Gianfranco Zanna, responsabile per i Beni culturali di Legambiente Sicilia. Dunque, Palermo si conferma città dai mille volti e dalle continue sorprese. L'area della caserma Tukory fu portata alla luce nel 1928 e furono indagate dodici sepolture. Poi una lunga pausa. Nel 1996 si tornò ad esplorare per arrivare fino ai giorni nostri con un lembo di 150 tombe studiate che vanno dal VI secolo a. C. alla prima metà del III, per lo più collocate nel banco di calcarenite di origine marina. I lavori sono stati finanziati nell'ambito del Por 20002006, diretti da Francesca Spatafora e Simonetta Scordato della sezione Archeologica della Soprintendenza di Palermo. I recenti scavi, con oltre cinquecento reperti, sono visitabili (ore 9-17,30) tramite un nuovo percorso didattico, attraversando passerelle al di sopra del sito; si può accedere anche alla visita di due tombe a camera ipogeica. Un video multilingue illustra la storia della città, le metodologie e le diverse fasi di scavo. Spiega Francesca Spatafora: «E' stato un lavoro complesso e faticoso, non solitario ma di equipe. Nello studio delle necropoli assume articolare importanza l'analisi del corredo funerario che accompagnava il defunto nella tomba ed era solitamente deposto al di fuori del sarcofago. All'interno venivano collocati oggetti personali e d'ornamento». In un volumetto didattico distribuito ai visitatori è specificato che gli oggetti sono raggruppabili in: manufatti rituali o magici; oggetti di uso comune; ornamenti e personali. Si legge: «Fanno parte del primo gruppo amuleti o pendenti di collana che raffigurano soggetti legati alla sfera rituale punica, fortemente influenzata dalla religiosità egiziana: animali sacri (scarabei, serpenti, tori, insetti); divinità (occhio di Horus, Tot, Anubis, Knum, Bes, Ptah). Gli amuleti, strettamente legati all'individuo mentre era in vita, gli assicuravano protezione anche dopo la morte». Affascinanti gli oggetti d'uso comune come la ceramica, tra i quali una coppa di produzione attica (kylix) e un piatto con pesci di produzione siciliota. Dice la Spatafora: «Il materiale ceramico rinvenuto documenta un livello economico abbastanza elevato e, soprattutto, fenomeni assai profondi di interazione culturale tra genti di origine punica e greca». Fra i gioielli molti anelli, collane orecchini, pendenti e bracciali. I materiali sono oro, argento, bronzo, pasta vitrea. Molto interessante un anellosigillo databile al V-VI secolo a. C. e raffigurante, nel castone, un personaggio seduto, probabilmente una divinità del pantheon punico. E' fruibile da ieri anche l'area archeologica di Soluto, dopo quattro mesi di chiusura a causa di una frana. «La riapertura si è resa possibile - spiega l'assessore Antinoro - grazie alla concorrente attività di diverse istituzioni che, generosamente e con impegno, hanno reso disponibili le risorse e le professionalità necessarie alla soluzione del problema». Solunto si trova sul Monte Catalano, a nord-est di Bagheria, e ospita una abbondantissima testimonianzadi un centro ellenistico romano, che Adolfo Holm, uno dei più autorevoli storici della Sicilia antica definì una «Pompei in piccolo». Le vestigia superstiti sono databili a partire dalla metà del IV secolo a. C.. L'impianto urbanistico di tipo Ippodameo è visitabile dalle ore 9 alle 19, costo dell'ingresso 2 euro.