Panoramica sullarchitettura del Novecento a Napoli in un testo di Benedetto Gravagnuolo uscito da Electa Dal Risanamento a Metro-polis e i progetti della mobilità per il futuro della città: lautore affronta la materia con coraggio, perché oggi il tema è al primo posto nellagenda politica Un secolo tuttaltro che breve il Novecento architettonico napoletano nella versione di Benedetto Gravagnuolo. Comincia ben prima della fine dellOttocento con il Piano di Risanamento e Ampliamento, scavalca il guado del secolo-millennio e diviene futuro con i grandi progetti urbani attualmente in cantiere, argomento che fa pulsare di critique passionnée il cuore storiografico dellautore. Scelta giusta e obbligata la prima, perché, senza questo sconfinamento temporale a ritroso, ben poco si comprenderebbe duna Napoli moderna che senza dubbio nasce allora. Scelta coraggiosa e rischiosa la seconda, perché la contemporaneità più flagrante, loggi insomma, è materia politica ancor prima che problema architettonico-urbanistico: Bagnoli, zona occidentale, centro storico, Scampia e periferie nord, tanto per esemplificare. Gravagnuolo non evita il rischio ma lo cavalca con abilità dialettica e un pizzico di baldanza progettuale, fornendo soluzioni di metodo (e non di forme) ai problemi più importanti attualmente presenti nellagenda urbanistica. Giudizi di valore garbati nel lessico ma severi nella sostanza, dunque condivisibili, considerata loggettiva precarietà del presente. Per i due terzi del secolo si procede in tutta sicurezza perché il revisionismo critico tanto di moda altrove non contagia questo studio. Sicché, dopo Arata per il floreale, Pane, Cosenza, Canino e Piccinato emergono a tutto tondo a cavallo del secolo, poi Cocchia e De Luca, poi Capobianco. Poi la generazione oggi al di sopra dei settantanni che Diego Lama con felice immagine ha descritto nelle "Storie di cemento" e Gravagnuolo ne illustra il valore professionale e culturale. Sono tanti, ma qui si cita il solo Renato De Fusco, maestro dellautore del libro e di chi scrive. Con gli anni Ottanta si chiude la parte più classica, consolidata e non controversa del Novecento architettonico napoletano che qui prende coerentemente le forme del saggio storico tout court. Il seguito vira decisamente verso la critica operativa, con la volontà di incidere sullo svolgersi delle trasformazioni urbane e con la preoccupazione di dar conto di tutto il dicibile connesso allarchitettura e allurbanistica, design e grafica comprese. Il piglio narrativo e lintelligenza degli eventi sono sempre alti ma la distanza storica troppo ravvicinata - che è questione vera e non sorpassata cautela critica ottocentesca - induce allindulgenza e qualche nome di troppo passa tra i protagonisti della contemporaneità. Unico peccato veniale in un lavoro da apprezzarsi senza riserve. Le scelte di gusto del recensore. Il capitolo più interessante: Metro. polis. Il titolo più icastico: Piano pianoverso il futuro. Quello più prevedibile: Lalba di nuove idee. Le foto più belle: la copertina con il cavallo di Paladino al Madre fotografato da Peppe Avallone, e la Olivetti secondo Mimmo Jodice. Le citazioni più pertinenti: SantAgostino sui tempi della storia e Francesco Saverio Nitti su amore e passione trasfusi in Napoli e la questione meridionale. Una citazione di troppo: il Calvino delle città invisibili (abusato). La citazione più bella: quella che Gaetano Filangieri dice a Eleonora Pimentel Fonseca nel libro di Striano Il resto di niente: «Rammentate che il nostro compito rimane quello di preparare idee per chi governa». Frase bella e simbolica, perché esprime esattamente ciò che Gravagnuolo ha voluto fare e dire con questo impegnativo lavoro.
CAMPANIA - Lurbanistica "nurse" di idee per chi governa
Benedetto Gravagnuolo esplora larchitettura del Novecento a Napoli in un testo intitolato "Metro. polis". Il libro affronta il tema con coraggio, affrontando la politica e larchitettura in modo critico. Gravagnuolo inizia con il Piano di Risanamento e Ampliamento dellOttocento e poi si sposta verso i progetti urbani attuali. Il libro è un saggio storico che esamina la contemporaneità e la critica operativa. Gravagnuolo critica alcuni nomi e progetti, ma il suo stile è giudizioso e severo. Il libro è un'opera di metodo e non di forme, che fornisce soluzioni ai problemi attuali.
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