La variante alle Norme Tecniche di Attuazione approvata dal Consiglio comunale di Bari lo scorso 7 luglio sottrae al controllo democratico della programmazione il governo dello sviluppo urbanistico della nostra città e consegna di fatto (ancor più che in passato) lo scettro del relativo potere agli imprenditori del settore edilizio. I fatti: 1) la variante generale al piano regolatore generale di Bari, progettata da Quaroni e approvata nel 1976, dimensiona lurbanistica della città assumendo a parametro una popolazione insediabile pari a 600.000 unità; 2) la popolazione residente in Bari nel 2008 è pari a poco più di 300.000 unità; 3) le previsioni di Quaroni (e di chi ebbe ad ispirarlo) si sono dunque rivelate sbagliate; 4) residuano oggi, come riferisce la stampa, 11 milioni di metri cubi di edilizia residenziale da "spalmare" sui suoli edificatori di Prg. Un buon padre di famiglia, a petto di tale abnorme situazione, penserebbe di rivedere radicalmente limpianto strategico di sviluppo urbanistico della città di Bari (a questo dovrebbe pensare il PUG in itinere) affinando i meccanismi giuridici di controllo pubblico sullattività edilizia per graduare nel tempo gli interventi sì da garantire un armonico ed equilibrato sviluppo - magari puntando sulla riqualificazione delle periferie degradate, ostaggio di crescenti fenomeni di solitudine sociale, emarginazione, criminalità. Il nostro consiglio comunale, forse distratto dallimminenza della prossima tornata elettorale, sembra andato nella direzione esattamente opposta: ha cancellato nella città il programma pluriennale di attuazione, che è lo strumento giuridico previsto dalla legge per disciplinare nel tempo le trasformazioni urbanistiche del territorio, e ha di fatto liberalizzato la cementificazione della campagna con ricadute negative anche su aree a rilevante sensibilità ambientale (segnatamente ambiti costieri, corsi dacqua e lame), come rilevato dal CUR Puglia nel parere numero 28 del 2007. È poi quantomeno significativo che in una città con undici milioni di metri cubi "allocabili" sulle aree libere ad uso residenziale siano oggi paradossalmente in febbrile attività cantieri edili aperti nellultimo triennio per realizzare un programma straordinario di edilizia residenziale, ex articolo 18 d. l. 13.05.1991, n. 152, su aree diversamente tipizzate (servizi, destinazione agricola, etc.) dal Prg Quaroni. Nel labirintico quindicennale iter burocratico che ha accompagnato questi ultimi interventi, di cui pure si è occupata a varie riprese la stampa locale, si sono resi "invisibili" gli ettari di suolo edificabile della città oggi tornati alla ribalta. Il film di Francesco Rosi, "Mani sulla città", rimane di straordinaria attualità e ne consiglierei la visione a quanti sembrano inclini a privilegiare vuote parole, magari espresse con clamore mediatico, in luogo dei fatti concreti ben percepibili sulla propria pelle dalla collettività. avvocato amministrativista, presidente del comitato di via Pappacena
PUGLIA - se comanda solo il cemento, tornano le mani sulla città
Il Consiglio comunale di Bari ha approvato una variante alle Norme Tecniche di Attuazione che sottrae al controllo democratico della programmazione il governo dello sviluppo urbanistico della città. La variante, progettata da Quaroni, dimensiona la città a 600.000 unità di popolazione, ma la popolazione reale di Bari è di circa 300.000 unità. Ciò significa che ci sono 11 milioni di metri cubi di edilizia residenziale da "spalmare" sui suoli edificatori. Il Consiglio comunale ha cancellato il programma pluriennale di attuazione e ha liberalizzato la cementificazione della campagna, con ricadute negative anche su aree a rilevante sensibilità ambientale.
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