E se si cercassero soluzioni anziché schierarsi con o contro il Museo? Ho letto le prese di posizione a sostegno del progetto di ampliamento del Museo d'arte della provincia di Nuoro in Piazza Sebastiano Satta, con l'interesse e il riguardo dovuti all'autorevolezza dei sostenitori. Non posso esimermi, pur tuttavia, dal domandarmi e dal domandare se sia confacente fondare il sostegno, come di fatto viene dichiarato, sulle motivazioni della compatibilità e della sintonia del nuovo progetto con l'invenzione di Costantino Nivola. Nivola non ha in Piazza Satta, affrontato una mera sistemazione urbanistica, in quanto tale suscettibile al cambiamento nei termini della compatibilità e della sintonia; ha piuttosto realizzato un'opera d'arte contemporanea. Monumentale ed antimonumentale insieme, gravida della più avanzata cultura artistica del XX secolo, Piazza Satta contribuisce ad innovare gli orizzonti di ricerca estetica determinati dall'interazione dell'opera d'arte con il contesto nel quale prende forma, laddove il contesto è rappresentato dallo spazio pubblico. Essendo Piazza Satta, inoppugnabilmente, opera d'arte contemporanea nello spazio pubblico, acclarata da studi puntuali e qualificati, assumono importanza imprescindibile la legittimità delle ragioni e la fondatezza delle argomentazioni di quanti esprimono parere contrario al progetto di ampliamento del MAN e rivendicano l'urgenza di un confronto riguardo alla tutela del centro storico di Nuoro ed intorno allo specifico della salvaguardia, della conservazione e del restauro di un'opera d'arte contemporanea. Siffatte ragioni e argomentazioni sono il portato di ulteriore autorevolezza, quella dei più profondi ed insigni conoscitori della poetica di Nivola, di tanta parte del corpo docente delle Università di Cagliari e Sassari così come del Fondo per l'Ambiente Italiano: se fossero accolte dai promotori del progetto in corso di approvazione, consentirebbero alla controversia di farsi reale ed utile questione di merito, in relazione a uno tra i temi più attuali e più dibattuti dagli storici dell'arte, dai conservatori e dai restauratori di tutto il mondo. Il tema inerente, appunto, la necessità di individuare i parametri di riferimento per la salvaguardia, la conservazione e il restauro delle opere d'arte contemporanea. Ragionevolmente si placherebbero le polemiche riguardo al degrado, alla colpevole incuria cui Piazza Satta è stata abbandonata, in nome del principio - universalmente riconosciuto per tutte le opere d'arte di tutti i tempi - secondo il quale al degrado e agli effetti dell'incuria non può porsi rimedio con un intervento irreversibile. Cadrebbe l'opportunità di portare ad esempio ben altri errori ed orrori urbanistici ed architettonici e potrebbe invece aggiornarsi la riflessione sui rapporti che intercorrono tra arte e architettura nella contemporaneità, sulla dialettica, difficile ed affascinante, tra le opere d'arte e l'architettura museale destinata ad accoglierle. Dialettica che, nel caso di Piazza Satta, è resa ancor più difficile ma di certo anche straordinariamente più affascinante, dall'essere l'opera d'arte preludio, fisico e ideale, ai nuovi spazi museali. Con interesse e riguardo ho anche ascoltato le opinioni in favore del progetto di ampliamento, espresse durante l'incontro nell'ambito del Festarch a Cagliari. Incontro che sarebbe stato certo più efficace se concepito come contraddittorio tra differenti punti di vista e non manifestazione di consenso unilaterale. Stupisce poi la tendenza, confermata e ribadita in quell'occasione, a suffragare il consenso con attestazioni di stima e solidarietà all'operosità del MAN e alla sua direzione. Stupisce perché le tesi contrarie al progetto non hanno mai inteso mettere in discussione «il valore positivo dell'attività del MAN o l'apporto che dà al panorama culturale nuorese, tantomeno il suo diritto ad espandersi in una nuova sede». E stupisce, ancora, perché le tesi contrarie vengono anche da chi - per gli studi ed il lavoro profusi - al MAN è e si sente profondamente legato, come chiaramente riferito da Maria Luisa Frongia, ordinario di storia dell'arte contemporanea a Cagliari. Per questo e per la preziosa attitudine all'apertura e al dialogo, della quale si nutre la missione del Museo d'arte della provincia di Nuoro, sarebbe determinante ammettere le obiezioni portate al progetto di ampliamento, non misconoscendole come fossero acritica difesa del passato a scapito del futuro progressista. L'imperativo categorico di tutelare un «frammento di centro storico dal carattere di architettura "minore"» non è da confondersi con quel che Federico Zeri avrebbe definito «l'equivoco del color locale»; non nasce dal pregiudizio dogmatico ma dai principi fondanti della storia dell'arte, materia indispensabile alla coscienza civile. storico dell'arte