Il figlio di un contadino di Baratti: l'albergo di lusso stravolgerebbe il golfo Mario Sandrini si ribella a chi sostiene che è un casolare diroccato Il Casone di Baratti struttura fatiscente? Mario Sandrini c'è nato 43 anni fa e non ci sta, come le altre famiglie che abitano lì. Non gli piace quel che si è detto e scritto in questi giorni sul vecchio podere che da appena un mese ha cambiato proprietà, dalla Populonia Italica nelle mani della "Casone di Baratti", una società a responsabilità limitata composta al 57 dalla Sagena Immobiliare, mentre il 43 sembra sia ancora nelle mani dell'agente immobiliare di Donoratico Roberto Nannini, lo stesso che ha fatto da apripista nell'affare di Rimigliano alla cordata Berrighi, Antinori, Falk e Pecci. Il padre di Mario Sandrini era un contadino. Ha gestito il podere del Casone prima per la famiglia Gasparri, poi per la Populonia Italica dal 1960 fino a quando, nei dintorni del '68, lo sfruttamento agricolo è cessato ed è rimasto solo qualche orto e po' di residua pastorizia. «Quel che non sopporto - dice oggi Mario - è sentire dire che il Casone è una struttura abbandonata, fatiscente. E' bene essere chiari, non rivendico nulla. Ma al Casone vivono tre famiglie alle quali come minimo va portato un po' di rispetto. E' grazie a noi se in questi anni non è crollato tutto. Abbiamo fatto molti lavori, cambiato travi, sistemato il porticato». Certo, Mario Sandrini sa di essere un privilegiato, abitare lì da maggio a settembre, nel bel mezzo di uno dei golfi che il mondo ci invidia, è come stare in paradiso. «Ma non è sempre stato così - racconta - negli anni Settanta a Baratti non voleva stare nessuno. Non c'erano servizi e ricordo quanto abbiamo dovuto baccagliare per avere l'illuminazione per la strada e la fermata dell'autobus, che prima era solo vicino al ristorante Canessa. Mi alzavo presto la mattina. E alle 7 era già in strada ad attendere il bus per andare a scuola a Piombino». Al Casone vive ancora una famiglia di vecchi contadini e la moglie del pastore, morto nel dicembre scorso. Il podere Mario Sandrini lo ricorda ancora con mucche, cavalli, pecore e con le coltivazioni che si estendevano sopra la strada, verso le colline. C'è molta nostalgia in quello che dice. «Con la Populonia Italica abbiamo mantenuto sempre un rapporto corretto. Furono loro, quando morì mio padre, a dirmi di restare lì. Avrebbero potuto anche mandarmi via e invece mi fecero un contratto d'affitto». E ora che ne pensa dell'ipotesi di trasformarlo in albergo di lusso? «Non mi va a genio per niente. Vedere Baratti trasformata non mi va, anche se non abitassi lì. Ho già scritto ai nuovi proprietari della "Casone di Baratti" per sapere dove devo pagare l'affitto. Forse me ne dovrò andare lo stesso. Ma certo, anche se dicono che manterranno la struttura così com'è, un albergo di lusso però stravolgerebbe tutto: avrebbe bisogno di parcheggi, di spiaggia riservata e magari di piscine. Così si perde l'identità del luogo». E se invece lo avessero sfrattato per fare al Casone un centro di documentazioni degli scavi archeologici? «Delle due avrei certo preferito la seconda, almeno la spiaggia sarebbe rimasta libera per tutti». «Baratti in tutti questi anni non è cambiata molto - sostiene - Sandrini, se si fa eccezione per le strutture costruite a servizio del parco archeologico. Stravolgerla ora sarebbe un delitto». E per capire quanto importante sia stato il mantenimento dell'agricoltura a Baratti per conservare il fascino che oggi spinge il Comune a richiedere all'Unesco il riconoscimento di "patrimonio dell'umanità", basti un altro episodio raccontato da Mario Sandrini. «Il figlio dell'altro contadino del podere ed io avevamo 11-12 anni ed eravamo alla processione del Venerdì Santo quando improvvisamente vedemmo una tromba d'aria abbattersi sul Casone. Le tegole del tetto volarono come fuscelli di paglia. Dovemmo ricostruire tutto con le nostre mani. La forza del vortice d'aria abbatte anche due grossi pini che ombreggiavano la strada. Ora ci ritengono privilegiati - conclude con un po' di rammarico - ma negli anni Settanta eravamo solo figli di contadini da scansare».
PIOMBINO. Casone fatiscente? Noi lo abbiamo salvato
Il figlio di un contadino di Baratti, Mario Sandrini, si ribella a chi sostiene che l'albergo di lusso che ha cambiato proprietà nella zona del golfo di Baratti è un casolare diroccato. Il Casone di Baratti, che da un mese appartiene alla società a responsabilità limitata Casone di Baratti, è una struttura fatiscente che non è stata trasformata in albergo di lusso come previsto. Il figlio di un contadino che ha gestito il podere del Casone, Mario Sandrini, sostiene che il Casone è una struttura che ha subito lavori di manutenzione e che vive tre famiglie.
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