Fino a novembre una raccolta unica racconta sei province e le diverse dinastie Sulla via della seta allée-retour. Migliaia di anni e di chilometri. Alla vigilia di Pechino 2008, quella che si è aperta ieri al Museo di Antichità con una festa per quattrocento invitati e menù rigorosamente cinese, è una grande mostra che abbina la ricchezza del contenuto al fascino dellallestimento e del luogo, realizzando una sorprendente sovrapposizione di epoche, culture e poteri. I capolavori delle grandi dinastie della Cina imperiale si innestano sulle rovine della Torino antica, incastonati tra le mura del Teatro Romano. Le due civiltà comunicano in un dialogo millenario che intreccia le vicende di guerrieri, sovrani, esploratori e commercianti, antenati di quella che oggi è la potenza economica leader del mondo globalizzato. Ad annunciare "Il Celeste Impero", nel cortile del Museo, è una gigantografia dellesercito di terracotta. Allinterno sei guerrieri di quella leggendaria armata, una delle meraviglie universali dellarcheologia, attendono i visitatori nello spettacolare allestimento realizzato dallarchitetto Andrea Bruno, che già aveva trasformato in performance la mostra sugli ori dellAfghanistan. Poco oltre lingresso staziona, monumentale, un Buddha Maitreya, il Buddha futuro, rinvenuto nelle grotte di Longmen, testimonianza dello splendore e della potenza della dinastia Tang. E veramente un viaggio tra i secoli, come vuole il sottotitolo "Dallesercito di terracotta alla via della seta". Dallepopea dei guerrieri Qin a quella delle carovane in viaggio lungo le rotte infinite della terra del Dragone. La mostra, finanziata dalla Fondazione per larte della Compagnia di San Paolo, è un assaggio del Mao, il Museo darte orientale che sarà inaugurato il 4 dicembre nel Palazzo Mazzonis restaurato (una parte dellesposizione, qui presentata in anteprima, sarà destinata a quella sede) a completare il cosiddetto "Polo Reale". "Celeste Impero", visitabile fino al 16 novembre, raccoglie oltre trecento tra statue, oggetti e sculture, bronzi, terrecotte, lacche, giade, sete, ceramiche, provenienti da trentasei musei cinesi, che narrano la Cina guerriera e quella di corte - ma anche quella rurale e parodistica e ripercorrono il viaggio dellarte orientale tra il III secolo a.C. e il X d.C.. Le opere provengono da sei province, capitali delle varie dinastie. "Sono oggetti di grandissimo valore, leccellenza dellarte e della cultura cinese - ha spiegato il responsabile dellArt Exibitions China, Luo Bo Jian, che ha collaborato con il suo team allallestimento della mostra al fianco dei curatori italiani Sabrina Rastelli e Maurizio Scarpari Sono considerate Tesoro di Stato; per una mostra allestero è necessaria lapprovazione del governo di Pechino". Luo Bo Jian, che conosceva la Torino risorgimentale, ha ammirato il sito archeologico che ospita il Museo di Antichità e auspicato "nuovi scambi tra Italia e Cina, nel segno dellamicizia culturale". «Un evento entusiasmante si è rallegrata la direttrice regionale ai Beni culturali Liliana Pittarello che innesta leccellenza dellarte cinese sulla storia architettonica della città, in un luogo dove alle pietre del Teatro Romano si sovrappongono le volte a mattoni della manica nuova. Un racconto che intreccia stili e epoche, che fa dialogare due civiltà, come illustrano le tavole comparative che accompagnano il percorso dei visitatori». Correda la mostra il bel catalogo edito da Skira con saggi dei curatori.