Dalle pagine di Roberto Saviano alle cronache sullemergenza rifiuti, non cè che limbarazzo della scelta quanto a sintomi delle condizioni drammatiche in cui si trovano Napoli e la Campania. Se poi si pensa al passato di una città che fu tra le più fiorenti dEuropa, si capisce perché la Fondazione Corriere della Sera ha intitolato «Napoli. Da capitale a prefettura?» il dibattito sulla metropoli partenopea tenuto ieri a Milano. In effetti, come ha notato Marco Demarco, direttore dei Corriere del Mezzogiorno e moderatore della discussione, la tutela dallalto, di stampo appunto prefettizio, è la cifra dominante dellattuale stagione napoletana. Cè il commissario straordinario ai rifiuti, è commissariata Pompei, idem per il teatro San Carlo, per gran parte della sanità, per la gestione dei fondi europei. Ma il dato peggiore è lassuefazione, che porta ad accettare lo sfascio come un destino ineluttabile. Alle origini della crisi lo storico Paolo Macry individua una grave carenza di statualità: «Manca unefficiente apparato di coercizione, per cui il crimine organizzato esercita di fatto il governo del territorio. E allassenza di uno Stato di diritto ben funzionante, capace di garantire la legalità, corrisponde una presenza pervasiva e impropria della politica, che si traduce nel dilagare dellarbitrio». Eppure, secondo il politologo Angelo Panebianco, sarebbe un errore affidarsi solo allintervento statale. «Perché le istituzioni politiche funzionino - ha ricordato - occorre che vi siano risorse culturali ed economiche di tipo prepolitico che ne supportino lazione a livello di società civile. In caso contrario, ogni sostegno esterno, ogni trasferimento finanziario rischia di rimanere sterile, come è accaduto nel Mezzogiorno per i grandi. insediamenti dellindustria di Stato». Il tema dello sviluppo richiama quindi quello delliniziativa privata e della necessità di assicurare le condizioni per il suo dispiegarsi. A tal proposito, ha sottolineato con forza lo storico Ernesto Galli della Loggia, cruciale appare oggi il tema dellordine pubblico: «La tradizionale cultura meridionalista, che sperava di promuovere lemancipazione del Sud attraverso lindustria, è stata messa in mora dallespansione della mafia e della camorra. I suoi progetti si sono infranti dinanzi allinquinamento malavitoso della società. Le organizzazioni criminali stanno disintegrando lunità morale del Paese, senza cne vi sia una reazione apprezzabile da parte dei cittadini meridionali. E la situazione è resa quasi disperata dal fatto che un nemico così agguerrito, dotato di enormi risorse economiche, può essere sconfitto solo attraverso una decisa riaffermazione del monopolio statale della forza, ben difficile da attuare in un regime di autonomie locali e garanzie democratiche». E dunque allazione militare e allaccentramento amministrativo che bisogna affidarsi? Il presidente di Rcs Mediagroup Piergaetano Marchetti si è inserito nella discussione ricordando quanto sia importante anche la lotta al riciclaggio del denaro sporco. Mentre lo storico Giuseppe Galasso ha mosso alcune obiezioni a Galli della Loggia: «Non è vero che i meridionali tacciono, anche se la loro protesta non ha la forza dirompente del leghismo. La guerra al crimine mi trova daccordo, ma non basta. Bisogna scommettere sulle energie positive che oggi esistono a Napoli e nel Mezzogiorno, a partire dalla scuola. Un vigoroso intervento per schiacciare la testa del serpente malavitoso è indispensabile. Ma se non è accompagnato da una crescita civile e culturale, cè il rischio che ben presto tutto ricominci da capo».
CAMPANIA - Napoli, ci vuole più Stato. Ma non on basta
La Fondazione Corriere della Sera ha tenuto un dibattito a Milano sulla questione della tutela dell'area metropolitana di Napoli. Marco Demarco ha notato che la tutela dall'alto è la cifra dominante dell'attuale stagione napoletana, con commissariati e interventi prefettizi in molti settori. Tuttavia, lo storico Paolo Macry ha identificato una grave carenza di statualità come la causa principale della crisi, con il crimine organizzato che esercita de facto il governo del territorio. Il politologo Angelo Panebianco ha sottolineato l'importanza delle risorse culturali ed economiche di tipo prepolitico per supportare l'intervento statale.
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