Nel 1994, assieme al compianto Antonio Iannello, in qualità di esponenti di Italia Nostra, chiedemmo al nuovo sindaco Antonio Bassolino di liberare dal traffico pubblico e privato e pedonalizzare piazza del Plebiscito, ridotta a un mare di latta. Pensammo che stavamo facendo una richiesta di "routine" senza soverchie aspettative di concreto e positivo risultato. Invece il sindaco non solo decise di chiudere immediatamente la piazza al traffico, ma resistette a tutte le proteste che si elevarono e le pressioni che vennero esercitate nei giorni successivi da parte di molti ambienti, perfino dagli storici dellarchitettura, perché venisse riaperta la piazza almeno ai mezzi pubblici. Fu la mossa vincente del sindaco; i turisti iniziarono a tornare a Napoli, ma soprattutto la riappropriazione da parte dei cittadini del grande spazio pubblico del Plebiscito costituì la svolta per quello che sembrò linizio del riscatto della città. Ora Repubblica (8 luglio) segnala che dopo 14 anni la piazza è «tornata ostaggio dei motori», e che automobilisti e centauri hanno attraversato il Plebiscito indisturbati profittando dei varchi aperti per il trasporto delle attrezzature per il concerto di Pino Daniele. Speriamo che dopo la denuncia di Repubblica il Comune di Napoli si decida a mettere fine agli abusi e alla deregulation perché, seppure in forme diverse, la piazza è da tempo teatro di quotidiane scorrerie di motorini e di turbolente partite di calcio senza che i vigili urbani intervengano, benché sollecitati dai cittadini. Piazza Plebiscito è purtroppo anche la metafora del declino della pubblica amministrazione, evidentemente sopraffatta dai drammatici problemi che affliggono la città. Le reiterate richieste delle associazioni ambientaliste e culturali di vitalizzazione non temporanea della piazza non vengono realizzate, e le poche iniziative sorte (vedi Libreria Treves) stentano a sopravvivere. È stato chiesto che i locali sotto il colonnato, di proprietà pubblica, divenissero sedi di botteghe di produzione e vendita dellartigianato artistico napoletano. Non è condivisibile invece la proposta dellarchitetto Ugo Carughi (Repubblica 6 corrente) di museificare tali locali destinandoli alla raccolta dei costumi e cimeli storici del San Carlo, che vanno invece sistemati in ambienti dello stesso teatro o dellannesso Palazzo Reale. È inoltre necessario che piazza Plebiscito venga animata con la presenza dei caffè allaperto con appropriati tavolini e ombrelloni approvati dalla Soprintendenza. Sono anni che non viene deciso nulla. Benissimo invece per i grandi eventi di spettacoli musicali che valorizzano ed esaltano gli aspetti urbanistici e monumentali della piazza rilanciando limmagine della città. Dobbiamo infine registrare come assai peregrina la proposta, avanzata ancora da Carughi, di riaprire la piazza al transito dei mezzi pubblici: unarteria di scorrimento veloce innanzi a Palazzo Reale! Significherebbe tornare indietro di 14 anni. E poi a che servirebbe la linea della metropolitana che si sta realizzando per collegare appunto la zona occidentale e quella orientale della città?