Durante la guerra era crollato l'antico rivestimento in marmo La fisionomia è stata ricostruita anche sulla base delle foto dei funerali di Ciano LIVORNO. Torna a risplendere la facciata della chiesa di Santa Giulia: intitolata alla patrona della nostra città, è uno dei più antichi edifici sacri di Livorno e fa capo alla omonima arciconfraternita risalente al Trecento. Proprio in questi giorni è stato infatti rimosso il cantiere dei lavori riportando alla vista il prospetto principale e quello laterale rivolto sul largo Duomo. Di particolare interesse è il rifacimento della facciata principale che riprende la fisionomia prebellica quando era completamente ricoperta di marmo (rivestimento comunque posteriore al 1602, anno di collocazione della prima pietra di Santa Giulia). Fisionomia che si è potuta ricavare osservando alcune foto degli anni '30 comprese quelle scattate durante i funerali di Costanzo Ciano (28 giugno 1939): in tali immagini si può vedere chiaramente uno scorcio della chiesa. Pesantemente danneggiata dai bombardamenti alleati del maggio-giugno 1943, Santa Giulia aveva anche perso l'intero rivestimento in marmo (anche a causa del crollo del palazzo antistante) e nella ricostruzione postbellica la facciata era stata poi semplicemente intonacata e pitturata di un colore ocra uniforme. Oggi, a distanza di oltre sessant'anni, dopo un'accurata analisi strumentale degli strati sottostanti è stato invece provveduto al rifacimento della facciata principale simulando il rivestimento in marmo con una particolare tecnica di pitturazione la cui finitura ne riproduce le sfumature e gli intarsi di tonalità più scura attorno ai riquadri. Compiuta sotto la guida della dottoressa Fiorella Ramacogi della Soprintendenza ai beni artistici, l'opera di restauro della facciata era stata avviata pochi anni fa per iniziativa del compianto dottor Francesco Terreni, a lungo governatore dell'Arciconfraternita di Santa Giulia, affidando lo studio per la riqualificazione dell'edificio all'ingegner Roberto Finderle (prematuramente scomparso nel frattempo), all'ingegner Massimo Florido ed all'architetto Andrea Giglia, mentre i relativi finanziamenti sono pervenuti dalla Soprintendenza e dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno. Dal punto di vista esecutivo le opere murarie sono state appaltate alla ditta Lulli, mentre il rifacimento vero e proprio della facciata principale è opera del laboratorio Artemisia Restauri di Livorno della dottoressa Laura Lanciotti (che ha, fra l'altro, all'attivo il restauro della chiesa San Bartolomeo in Badia a Ripoli, di una statua lignea della chiesa dei Servi a Lucca, etc.). Al momento non è stato invece possibile ripristinare le due statue che, poste all'interno di altrettante nicchie, ornavano la facciata raffigurando rispettivamente San Pietro e San Paolo: andate perdute nel corso della guerra. Durante i lavori all'interno della chiesa, eseguiti sotto la guida della dottoressa Maria Teresa Lazzarini della Soprintendenza, sono stati infine riportati alla luce alcuni spezzoni di affresco originario del soffitto. Roberto Riu