Si presenta il volume edito da Salvare Palermo che ricostruisce il clima nei giorni delle incursioni americane e analizza gli effetti dei danni nel contesto urbano Il giorno horribilis del già marcato calendario di guerra palermitano sorge a mezzogiorno del nove maggio 1943, quando un «diluvio di ferro e di fuoco», come lo definisce lo storico Francesco Renda, si riversa su case, strade, monumenti, cittadini terrorizzati, e nellarco di una sola ora ottempera al fine di fiaccare il morale e il fisico della popolazione e di persuadere lesercito fascista a sgomberare il campo. Erano iniziati a gennaio di quellanno, i bombardamenti persuasivi in vista dello sbarco deciso dalla Conferenza degli alleati anglo americani a Casablanca, ma in quel giorno di maggio la città fu orribilmente colpita a morte. Nonostante però, a distanza di sessantacinque anni dallincursione, molte ferite siano tuttora visibili finanche sugli assi principali del centro storico, la memoria di come fosse ridotto in cenere e lacrime il corpo vivo della città è andata per lo più perduta e poco ci si interroga sulle cicatrici non rimarginate, a meno di artisti o letterati che vedono negli scenari délabré incarnata la bellezza sublime del non finito. Fra cantieri di restauro e macerie-discarica, i giovani si muovono con la naturalezza degli adepti a riti condivisi in un mondo pieno di conflitti e i meno giovani, in attesa di una rinascita che ancora non si profila poiché non pervenuti in toto i necessari impegni finanziari e politici, si attardano nei confronti tra un prima e un dopo in cui è cambiato tutto. A coltivare il ricordo di quel che è andato smarrito, non solo il segno di bellezze fatte a pezzi e di tesori perduti ma di come sia stata affrontata la ricostruzione e con quali criteri, ci ha pensato nel 2003 la Fondazione Salvare Palermo onlus, con una mostra allestita e poi donata alla Biblioteca comunale di fotografie originali delle devastazioni belliche e con un libro dedicato allartefice primo della riedificazione di parti o di interi monumenti e luoghi simbolo della storia identitaria di Palermo, larchitetto Mario Guiotto, soprintendente ai monumenti per la Sicilia occidentale dal 1942 al 1949. La documentazione fotografica di quel disastro, accompagnata da una serie di saggi che vanno dalla storia degli eventi bellici che lo provocarono (Francesco Renda), alle vicende tra piani e restauri che hanno riguardato il centro storico (Bernardo Rossi Doria, Renata Prescia, Vivi Tinaglia), ad alcune testimonianze di protagonisti diretti e indiretti del periodo (da Rosario La Duca a Salvatore Butera a Vittorio Fagone, fino ai più giovani Adriana Chirco e Davide Enia che ha donato un racconto crudo e struggente), è adesso raccolta in un libro-catalogo delle Edizioni Salvare Palermo: Memoria del 9 maggio 1943 (presentazione alle 17 alla Biblioteca comunale di Casa Professa), corredato di disperanti foto darchivio e documentazione delle "ferite ancora aperte" a cura di Andrea Ardizzone. Per non dimenticare, appunto, di interrogarsi sui perché dello «spopolamento del centro antico e dellabbandono del suo patrimonio edilizio e monumentale ad un fatale declino», fenomeno isolato nel panorama delle città europee distrutte dai bombardamenti e risorte in breve tempo, come sottolinea il presidente della Fondazione Nino Vicari, e, come sottolinea la soprintendente ai Beni culturali Adele Mormino, «i tanti operatori di Soprintendenza per ciò che non si è consentito si facesse, nel tentativo dissennato dellablazione e della negazione della memoria». Rischio di fatto allora vivissimo e almeno in parte scongiurato, come si legge nel dipanarsi delle storie che affrontano i grandi temi del momento - la ricostruzione basata sulla «riconfigurazione del monumento dovera comera» oppure, a dibattito ancora oggi aperto, lintroduzione di linguaggi moderni che evitassero la nascita di «falsi scenari stucchevoli» - e le vicende dei piani successivi elaborati per dare, allimpianto storico con i suoi edifici ancora da restaurare o ricostruire, un ruolo significativo nello sviluppo post bellum e nella configurazione complessiva della città moderna. Combattuto tra «linderogabile azione di pronto intervento» e gli immani problemi da risolvere con «gravissima responsabilità di fronte allimportanza del monumento», il soprintendente Guiotto sceglie di applicare di volta in volta la regola e leccezione, e il suo operato, visti i risultati degli interventi che hanno ricostruito o integrato o ripristinato, è considerato complessivamente positivo per la ritrovata identità degli ambiti restaurati. Si potrebbe imitarlo ancora oggi.
SICILIA - la difficile rinascita della città, dopo i bombardamenti
Il 9 maggio 1943, Palermo fu colpita duramente dagli bombardamenti americani. La città fu ridotta in cenere e lacrime, e molti dei suoi monumenti e edifici furono danneggiati o distrutti. La ricostruzione della città fu un processo lungo e complesso, e molti dei piani iniziali furono abbandonati. Il libro "Memoria del 9 maggio 1943" racconta la storia di Palermo durante e dopo gli eventi del 9 maggio 1943, con testimonianze di protagonisti diretti e indiretti del periodo. Il libro è accompagnato da una mostra di fotografie originali delle devastazioni belliche e da un catalogo delle Edizioni Salvare Palermo.
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